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‘Challengers’ di Luca Guadagnino aprirà la Biennale Cinema 

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AGI –  ‘Challengers’ di Luca Guadagnino, con Zendaya, Josh O’Connor e Mike Faist è il film d’apertura, Fuori Concorso, dell’80esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica della Biennale di Venezia, diretta da Alberto Barbera in programma dal 30 agosto al 9 settembre.

Il film sarà presentato in anteprima mondiale mercoledì 30 agosto nella Sala Grande del Palazzo del Cinema (Lido di Venezia), nella serata di apertura della Mostra. ‘Challengers’ sarà distribuito negli Stati Uniti da Metro Goldwyn Mayer Pictures / Amazon Studios e nel resto del mondo da Warner Bros. Pictures.

“Luca Guadagnino è tra i pochi registi italiani abituato da sempre a lavorare con attrici e attori sia italiani che stranieri – dichiara il direttore Alberto Barbera – riuscendo ogni volta a ottenere il massimo risultato da ciascuno di essi. Anche quando gioca fuori casa, come nel caso di ‘Challengers’.

Senza porre limiti alla propria energia creativa, ‘Guadagnino’ affronta qui con leggerezza e spavalderia sportiva temi come l’amore, l’amicizia e la rivalità maschile, dando vita a uno spettacolo trascinante ed emozionante, intriso di ironia, sensualità e piacevolezza. Cinema allo stato puro“.

 Il regista dichiara di essere “molto emozionato di presentare al pubblico della Mostra di Venezia ‘Challengers'”.

“È una storia moderna e potente, soffusa dall’energia della giovinezza, dell’amore e del potere del se’ – aggiunge Guadagnino – Zendaya, Josh e Mike sono completamente originali e nuovi nel portare sullo schermo un’aura che non si è mai vista nelle loro interpretazioni.

Non vedo l’ora che il pubblico del Lido balli sulle note della colonna sonora di Trent e Atticus nella notte di apertura dell’Ottantesima Edizione della Mostra. Per me come cineasta aprire il festival è un sogno che si realizza, e sono profondamente grato ad Alberto e all’intera famiglia della Biennale di Venezia per questo riconoscimento a Challengers”.

‘Challengers’ vede Zendaya nel ruolo di Tashi Duncan, ex prodigio del tennis diventata allenatrice: una forza della natura che non ammette errori, sia dentro che fuori dal campo.

Sposata con un fuoriclasse reduce da una serie di sconfitte (Mike Faist di ‘West Side Story’), la strategia di Tashi per la redenzione del marito prende una piega sorprendente quando quest’ultimo deve affrontare sul campo l’oramai finito Patrick (Josh O’Connor di ‘The Crown’), un tempo suo migliore amico ed ex fidanzato di Tashi.

Mentre il loro passato e il loro presente si scontrano e la tensione sale, Tashi dovrà chiedersi qual è il prezzo della vittoria.

‘Challengers’, diretto da Luca Guadagnino, è scritto da Justin Kuritzkes e prodotto da Amy Pascal, Luca Guadagnino, Zendaya, Rachel O’Connor. I produttori esecutivi sono Bernard Bellew, Lorenzo Mieli e Kevin Ulrich.

La musica è di Trent Reznor & Atticus Ross. Luca Guadagnino, nato a Palermo nel 1971, con ‘ Bones and All’ nel 2022 ha vinto il Leone d’argento per il miglior regista.

In precedenza ha presentato in anteprima a Venezia: ‘The Protagonists’ (1999), ‘Io sono l’amore’ (2009), ‘Bertolucci on Bertolucci’ (2013), ‘A Bigger Splash’ (2015), ‘Suspiria’ (2018), ‘Salvatore: Shoemaker of Dreams’ (2020). 

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Premio Strega, i finalisti si confessano in attesa del verdetto

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AGI. – Hanno discusso di autofiction, di vita e di social, i cinque finalisti che giovedì 6 luglio a Villa Giulia si contenderanno il Premio Strega con i loro libri. Si tratta di Maria Grazia Calandrone con “Dove non mi hai portata” (Einaudi), Andrea Canobbio con “La traversata notturna” (La nave di Teseo), Romana Petri con “Rubare la notte” (Mondadori), Rosella Postorino con “Mi limitavo ad amare te” (Feltrinelli) e Loretta Santini, direttore editoriale di Eliot, la casa editrice che ha pubblicato “Come d’aria” per Ada D’Adamo, scomparsa prima della proclamazione della cinquina finalista. Nel corso della conferenza stampa organizzata presso il Museo Etrusco di Roma – che da cinquant’anni ospita la serata finale dell’evento – i cinque autori hanno parlato del tour che li ha visti presentare le proprie opere in 24 tappe.

“Li abbiamo presentati così tante volte – ha scherzato Andrea Canobbio – che ho scoperto di aver dimenticato qualcosa di ciò che ho scritto. Dovrò rileggere il mio libro, sono certo che sarò una sorpresa”. “Ho pensato anche io di dover rileggere il mio libro”, gli ha fatto eco Rosella Postorino. Che ha aggiunto: “Anche se sono tutte delle storie apparentemente drammatiche sono tutti e cinque dei libri che esprimono una grandissima forza. Quando mi chiedono perché ho scelto la storia di questi bambini vittime di guerre, io rispondo che chiunque nasca può essere una vittima. Quella di vittima non è una condizione assoluta, ma transitoria dell’essere umano. Ed è questo sentimento fortissimamente vitale che sento nel mio libro e in tutti quelli in cinquina”.

Una riflessione, quella improvvisata dagli autori, sul romanzo e sulla necessità di non perdere la spinta inventiva: “Prendi dalla tua vita – ha detto Petri sul mestiere del romanziere – Ruba. Ma inventati una storia. Mi auguro che il mio romanzo inquieti, più che consolare”. E sul senso dell’invenzione letteraria, Calandrone, auspica che il romanzo sia “una profezia per il futuro. Mi piacerebbe che servisse al nostro futuro, a chi ha le stesse difficoltà della protagonista del libro e che indicasse una strada più dolce di quella che ha avuto lei”.

Non può che concordare, infine, Loretta Santini, che rappresenta l’autrice D’Adamo, scomparsa per una malattia dopo essere entrata in dozzina. “Ripeto – ha detto – l’augurio per il futuro. Che il libro possa essere d’aiuto per chi lo leggerà, anche per far sentire meno solo chi dovesse trovarsi, sfortunatamente, nella stessa situazione di Ada D’Adamo”. I cinque autori saranno protagonisti di un breve video per la Roma Lazio Film Commission, per immaginare un possibile utilizzo cinematografico o televisivo di ciascuna delle cinque storie. 

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L’estate sui treni storici italiani

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AGI – Affascinato e innamorato delle bellezze d’Italia, soprattutto dei suoi borghi e piccoli paesi, il New York Times torna a celebrare il Belpaese attraverso un servizio che guarda al suo “cuore verde”, cioè all’Umbria e ai suoi “tesori culturali e culinari facilmente raggiungibili in treno da Roma o da Firenze”, toccando Orvieto, Perugia, Assisi.

Il giornale descrive il tipo di viaggio partendo, da sud, cioè dalla Capitale, “dalla stazione centrale Termini” oppure “dalla massiccia stazione multipiano Tiburtina, facilmente raggiungibile con la metropolitana di Roma” e pagando tra 9 e 17 euro per un biglietto mentre da Firenze il viaggio in treno è al contrario, “partendo dalle città più settentrionali di Assisi e Perugia e proseguendo per Orvieto” da cui poi si può facilmente proseguire alla volta di Roma.

A Orvieto, “una funicolare (1,3 euro) condurrà fino alla città, che si trova su una rupe rocciosa, che domina una verde vallata circostante e guarda verso colline lontane”. Inevitabile la descrizione culinaria: “Tenete d’occhio la pasta spessa e locale detta umbricelli e le diverse varietà di pecorino e qualsiasi piatto che contempli il tartufo. I vini locali includono l’Orvieto Classico, uno dei bianchi più famosi d’Italia, e il rosso Montefalco”.

Per Perugia la testata consiglia il treno dal capoluogo umbro ad Orvieto, che impiega circa due ore, compreso un cambio a Terontola-Cortona con un biglietto da poco più di 10 euro. Poi, dalla stazione ferroviaria di Perugia “si deve attraversare una piazza e prendere una piccola monorotaia per 1,5 euro” dove scendendo a Pincetto “si è nel centro storico di Perugia, con vista sulle colline e sulle valli circostanti”.

Infine Assisi, che da Perugia dista circa 20 minuti di treno, acquistando un biglietto che varia da 3 a 5,25 euro per poi “salire sulla collina fino al centro di Assisi prendendo un autobus di collegamento che si ferma davanti alla stazione (biglietti acquistabili a bordo per 1,5 euro)”, precisa il quotidiano. Vedendo paesaggi, opera d’arte, chiese, cattedrali, basiliche, campanili, monumenti, gli affreschi di Giotto che ha decorato la chiesa descrivendo la vita di San Francesco.

Ma al di là di tutto quel che conta è il treno e il viaggio in treno attraverso paesaggi e una natura di un verde lussureggiante.

I treni storici in Italia

Tuttavia, come documenta anche il sito web della Fondazione Ferrovie dello Stato, l’Italia è ricca di tratte di treni storici e di percorsi ancora slow, come quello da Trieste Centrale a Pordenone oppure l’Irpinia Express, treno turistico che da Avelino porta a Lioni e Monteverde, percorsi minori ma suggestivi. O lo storico Pistoia-Castagno-Pracchia, ma anche il giro delle Città Unesco che unisce Portogruaro a Caorle per arrivare a Palmanova.

Per non parlare poi del Pietrarsa Express, che da Napoli Centrale arriva fin dentro al cuore del Museo Nazionale Ferroviari omonimo che si trova tra San Giovanni a Teduccio e Portici allestito nei locali delle ex Officine di Pietrarsa sulla spiaggia davanti alla stazione ferroviaria di Pietrarsa-San Giorgio a Cremano là dove si un tempo si trovava il Reale opificio borbonico, struttura ideata da Ferdinando II di Borbone. Qui si trovano tutti i tipi di treni, vagoni, carrozze, reali e non, per 36.000 metri quadrati, dei quali 14.000 coperti.

Per non parlare poi della Ferrovia dei Parchi negli atipiani maggiori d’Abruzzo, un treno storico da Sulmona a Roccaraso. Tuttavia per chi volesse, fosse curioso o volesse intraprendere un viaggio anomale lungo tratte inconsuete e anomale c’è l’ottimo pamphlet “Andar per treni e per stazioni” (Il Mulino 2016) scritto dal professor Enrico Menduni, ex docente di Roma Tre, che così ricorda il viaggio sui treni di un tempo lontano. 

“Le valigie sulla reticella con l’etichetta di lontani alberghi, il venditore di cestini da viaggio sul binario, il fischio del capostazione e la locomotiva che sibila: altrettante istantanee nostalgiche di un itinerario sentimentale che ha come protagonisti il treno e le stazioni”

Secondo Menduni, però, “l’immaginario del treno continua a vibrare” tant’è che oggi “con un grande sforzo tecnologico la ferrovia si prende la rivincita sull’automobile, accorciando l’Italia. Neppure noi, ‘disincantati viaggiatori’ sfuggiamo al suo fascino, quando tra Torino e Napoli, lungo la spina dorsale d’Italia, saliamo su uno dei nuovissimi treni ad alta velocità”.

Menduni consiglia il Firenze-Arezzo-Cortona-Chiusi-Orvieto-Orte, treno che una volta a Cortona si divideva per andare a Perugia costeggiando il Lago Trasimeno e passando per Tuoro. Oppure da Perugia si passa per Assisi, Foligno, Trevi, Terni e infine Orte. È estate, tempo di vacanze e relax, un biglietto vale forse la pena acquistarlo. Salendo in carrozza per un viaggio speciale.

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Postorino e D’Adamo favorite al Premio Strega

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AGI – Dei due nomi che con tutta probabilità si contenderanno il premio letterario per antonomasia, lo Strega, uno appartiene a una scrittrice che non c’è più. Si gioca infatti – stando alle mai confermate previsioni – tra Rosella Postorino e Ada D’Adamo la partita della finale, una partita che l’autrice di “Come d’aria” ha iniziato a giocare paradossalmente dopo la propria stessa scomparsa, avvenuta il primo aprile di quest’anno: già presente in dozzina, la scrittrice D’Adamo ha continuato a incassare voti, fino a entrare, ormai postuma, nella cinquina.

A comporre la rosa dei titoli finalisti troviamo “Mi limitavo ad amare te” di Rosella Postorino (Feltrinelli); “Come d’aria” di Ada D’Adamo (Elliot); “Dove non mi hai portata”, di Maria Grazia Calandrone (Einaudi); “La traversata notturna” di Andrea Canobbio (La nave di Teseo) e “Rubare la notte” di Romana Petri (Mondadori). Tra questi, Postorino e D’Adamo sono gli unici due nomi che troviamo anche nelle ultime classifiche di vendita. Giovedì sera si deciderà il vincitore.

Favoriti e strategie

Nella cinquina finalista il libro favorito è sicuramente quello di Rosella Postorino, “Mi limitavo ad amare te”, pero’ lo stacco dal libro di Ada D’Adamo in fase di selezione dalla dozzina alla cinquina è stato così risicato che ha spinto molti a ritenere che possa esserci una sorpresa dell’ultim’ora la notte del 5 luglio al Ninfeo di Valle Giulia, a Roma.

In realtà, se conosciamo le trame editoriali che tradizionalmente stanno dentro e dietro i premi letterari, la cosa non è poi così semplice perché Feltrinelli ha molto investito sul libro di Postorino e dunque non sarà disposta a farsi “scippare” il premio da sotto il naso. Per questo pare stia facendo incetta tra gli editori che non sono entrati nella cinquina, come è consuetudine, per massimizzare i loro voti e creare uno zoccolo duro abbastanza resistente da non essere minacciato dal favore popolare di cui sta godendo il libro di D’Adamo.

D’altro canto bisogna però dire che da anni si aspetta che una piccola casa editrice vinca lo strega ed Elliot, l’editore di D’Adamo, è effettivamente una casa editrice piccola ma abbastanza qualificata da accaparrarsi questo onore. Sintetizzando, si potrebbe dire che “Come d’aria” di Ada D’Adamo gode del sostegno di alcuni dei più influenti Amici della domenica dello Strega tra cui, ad esempio, lo scrittore Francesco Piccolo, e che quella della Postorino è invece percepita come la candidatura delle case editrici forti.

Prova ne è il fatto che un’altra autrice che era stata data per favorita, Romana Petri, edita da Mondadori, in realtà si è piazzata ultima nella cinquina finalista. Bisogna infatti ricordarsi che nessuno allo Strega entra cardinale ed esce Papa e che, anzi, molti che sembrano entrare da papi, escono poi cardinali.

Memorabile è il caso del 1989, quando lo scrittore ed editore di Adelphi Roberto Calasso entrò come favorito con “Le nozze di Cadmo e Armonia”, per veder poi vincere Giuseppe Pontiggia con “La grande sera” (Mondadori). In quell’occasione a pesare furono i voti del pacchetto di Newton Compton che da sempre si è garantito un posto in cinquina e che quest’anno invece ne è fuori e che quindi con i suoi circa 20 voti può far pendere l’ago della bilancia a favore di D’Adamo o a favore di Postorino. 

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Da lunedì entrare al Pantheon costerà 5 euro (ma non per i romani)

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AGI – Da domani l’ingresso al Pantheon di Roma, il sito culturale più visitato d’Italia, sarà a pagamento. Il prezzo del biglietto sarà pari a cinque euro e i cittadini romani saranno esclusi. L’accesso sarà vietato durante le funzioni religiose. 

È questo il risultato dell’accordo siglato lo scorso 16 marzo dal Vicariato di Roma e dal Ministero della Cultura che prevede l’introduzione del biglietto d’ingresso per visitare il monumento romano.

L’accesso ai fedeli “per la partecipazione alle attività religiose e di culto sarà totalmente libero e sarà cura del Ministero, tramite propri addetti, interdire durante lo svolgimento di tali attività l’accesso ai visitatori attraverso appositi cartelli esplicativi all’esterno del portone”, si legge nella nota diffusa allora dal Vicariato. 

Sarà altresì cura del Ministero “attraverso proprio personale, provvedere prima di ogni celebrazione al posizionamento di cordoni opportunamente collocati al fine di realizzare un corridoio d’accesso interno orientato al solo spazio celebrativo, escludendo possibilità di visita al resto della basilica. Per la fruizione della basilica al di fuori degli orari riservati alle funzioni religiose e alle attività pastorali, il Ministero provvederà a regolamentare il flusso ordinato dei visitatori”.

A chi vanno i soldi del biglietto

Il ricavato del biglietto verrà ripartito nel seguente modo:

  • il 70 % andrà al Ministero, il quale si farà carico delle spese di manutenzione ordinaria e straordinaria e di quelle di pulizia, tenendo anche conto delle eventuali richieste di interventi che potrebbero pervenire dal Capitolo
  • il 30 % alla diocesi di Roma, che lo utilizzerà per iniziative caritative e culturali e per attività di manutenzione, conservazione e restauro di chiese di proprietà statale presenti nel territorio diocesano”.

La diocesi di Roma, “ritenendo peculiare il valore universale e l’unicità della struttura architettonica del Pantheon, che attraverso i secoli ne hanno fatto un luogo di culto del tutto unico, necessariamente aperto a una ampia fruizione anche di studiosi e ricercatori, è concorde nell’introduzione del biglietto di ingresso”, aveva aggiunto il Vicariato.

Come si legge nel Regolamento che entra in vigore il 3 luglio, infatti, “per la sua storia singolare, Roma custodisce un patrimonio artistico unico, fiorito in gran parte nel contesto dell’esperienza della fede cristiana e la città è meta di pellegrinaggi religiosi e conosce ingenti flussi turistici e la Chiesa di Roma, attraverso i suoi organismi pastorali, deve prendersi cura anche delle persone che a Roma cercano testimonianze di autentica bellezza e di una ricca storia cristianamente connotata, ma pure debitrice verso altre tradizioni e culture”.

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Castello di Baia – “La salute è di moda” Eccellenze sanitarie e inclusione sociale

Eccellenze sanitarie e inclusione sociale

Al premio la Salute è di Moda

Cerimonia di assegnazione ieri, giovedì 29 giugno, al Castello di Baia, del premio “La salute è di moda”, promosso dall’associazione Ciauro e rivolto alle eccellenze sanitarie che nel corso dell’anno si sono particolarmente contraddistinte in favore dei pazienti. Giunta quest’anno alla terza edizione, la manifestazione ha visto tra i premiati il presidente della Lega italiana per la lotta contro i tumori Francesco Schittulli, chirurgo oncologo barese, insignito per la sua lunga attività a sostegno delle donne affette da neoplasie al seno. Protagonisti della serata, con la preparazione di una cena per un centinaio di persone, anche i ragazzi della Bottega dei Semplici Pensieri, onlus flegrea che organizza progetti inclusivi per giovani con sindrome di down e che ha sede a Quarto, in un’area confiscata a un clan della camorra.

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Apre la galleria delle collezioni reali, un “piccolo Hermitage” a Madrid

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AGI – Forse è il Museo che a Madrid non c’era e ci voleva. Capace di mettere insieme, nella loro commistione, oggetti affascinanti e al tempo stesso eterogenei che insieme, se esposti, “offrono a chi guarda narrazioni sorprendenti”, scrive il Paìs. Stiamo parlando della Galleria delle Collezioni Reali, progettata da Tuñón y Mansilla, l’ultima opera dello studio d’architettura che apre oggi e che sarà il contenitore del progetto ideato dal National Heritage, la cui missione principale è “cercare di avvicinare questo patrimonio culturale ai cittadini”. Un “piccolo Hermitage” nel cuore di Madrid, è stato definito.

Si tratta di un nuovo grande museo che contiene 650 pezzi unici, realizzato con un costo di 172 milioni di euro. Un’enormità. Vi si accede attraverso un ingresso che non lascia per nulla intravvedere la forza e la maestosità dello spazio interno: più di 40.000 metri quadrati, distribuiti su sette piani.

En unas horas se abre al público la Galería de las Colecciones Reales, el nuevo gran museo que podrá visitarse en Madrid. @cdelamor_ ha recorrido sus salas y este es un avance de luego nos enseñará en detalle en el especial #TDColeccionesReales

https://t.co/ZgJQU9hIkG pic.twitter.com/WMc5rLH2Ag

— Telediarios de TVE (@telediario_tve)
June 28, 2023

Ideato nel 1998, il concorso internazionale per concepirlo è stato però indetto nel 2002 e l’opera è stata completata solo nel 2015, dopo un bel po’ di ritardi, ma è stato inaugurato solo otto anni dopo. La visita consente un viaggio attraverso cinque secoli di storia e di arte tutti legati alla monarchia in Spagna.

Secondo il Paìs l’edificio è “un pezzo architettonico il cui interno meriterebbe di essere visitato anche senza mostre, perché ha un tocco elegante con qualcosa allo stesso tempo efficiente, duttile e in questo caso maestoso, anche per i grandi pezzi che ospita. Il giornale precisa che più che un museo “è una galleria, la Royal Collections Gallery”.

Per il quotidiano madrileno, l’inaugurazione della Galleria è stata anche una splendida occasione “per restaurare tanti di quei pezzi che sottolineano la ricchezza e la varietà della collezione stessa: dipinti, sculture, arazzi, mobili, carrozze, libri, ventagli, bronzi, porcellane, ricami, fotografie, orologi; oggetti legati all’industria del lusso”, ovvero la fabbrica reale di arazzi di Madrid, dei Cristalli di La Granja, della Porcellana al Buen Retiro di Madrid, con un laboratorio di pietre dure e a mosaico; compreso quello dei tessuti di seta a Talavera de la Reina e Valencia, di Relojes o Platería de Martínez, a Madrid, “che rivelano una potente rete commerciale dal XVIII secolo in poi e che potrebbero aprire oggi una strada inesplorata per il recupero dell’alto artigianato”.

Una visita susciterà sicuramente enorme curiosità ed entusiasmo per la qualità e varietà dei tesori.

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Napoli – La Locanda del Cerriglio apre anche a pranzo

Finalmente dal mese di luglio La Locanda del Cerriglio apre i propri battenti anche a pranzo. Lo storico ristorante del Caravaggio, con sede in Via del Cerriglio 3, è lieto di accogliere i suoi avventori per servire loro i migliori piatti della tradizione napoletana. L’inaugurazione diurna con ingresso libero per tutti, è prevista martedì 4 luglio dalle ore 12. Cibo di elevata qualità, uno staff professionale e tanta tradizione vi aspettano per vivere insieme nuove esperienze culinarie.

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