Elly Schlein c’è, senza paura. Né delle primarie, né di percorrere la strada che potrebbe portarla a palazzo Chigi. La segretaria Pd chiude la Festa dell’Unità di Reggio Emilia e, dal palco concerti di Campovolo, si prende l’abbraccio del suo popolo, come fosse una spinta per l’anno che verrà. “Ci sono 10mila persone, è tutto strapieno”, esulta Igor Taruffi. Il primo messaggio della leader dem è per Giorgia Meloni: “Noi siamo e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento andremo al voto, è Meloni che deve dirci quando. E, visto che il suo Governo è stato inutilmente lungo, dico subito che prima è meglio è”, esordisce, elencando i fallimenti dell’esecutivo, dall’economia all’immigrazione, dai salari alla sicurezza. Poi, si rivolge agli alleati: “Ora è tempo di accelerare sul programma comune“, dice chiaro, richiamando in questo caso gli articoli della Costituzione da attuare per mettere a terra il “miglior programma possibile”. Per la prima volta, poi, Schlein sceglie di giocare a viso aperto anche la partita della leadership: “Prima affiniamo il programma, poi decideremo con gli alleati: o si arriverà a un accordo o faremo le primarie. E se faremo le primarie, le vinceremo.
Siamo il Pd e non abbiamo mai paura del voto”, azzarda tra i cori di chi urla ‘Elly, Elly’ e chi, per dare forza alla campagna dei Giovani democratici usa il suo nome di battesimo e intona ‘Elena, Elena’. La leader dem, però, non vede solo avversari diretti e manifesti sul suo cammino. “C’è chi tifa per il pareggio e vuole le larghe intese, ma noi andremo al Governo solo vincendo le elezioni”, ribadisce allora. Non solo. “C’è chi in questo Paese non vuole un’alleanza progressista al governo e non vuole una persona di sinistra a palazzo Chigi”, aggiunge. Anche in questo caso, però, nessun timore: “Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essendo donna, avendo 40 anni, essendo libera e non conforme proprio a tutti gli standard”, sottolinea, scherzando ma non troppo. “Ma se questo valesse nel paese e nella società io non sarei qua e non avrei mai vinto il congresso e non avrei fatto questi quattro anni di lavoro insieme a voi”. Il ragionamento è chiaro: nel Palazzo c’è chi lavora per altri scenari, ma nel Paese la situazione è diversa e la leader è in campo. “Io ci sono, batteremo le destre con la nostra alleanza progressista”, è il refrain. Già, l’alleanza.
In mattinata, dal palco della festa del Fatto quotidiano, Giuseppe Conte non era stato proprio tenero. Sia sulla coalizione (“una follia dare centralità a Matteo Renzi e al suo 2%, chiedete a Schlein perché”, la frecciatina), sia sul programma: sull’Ucraina “è chiaro che dovremo preventivamente precisare qualche punto fermo perché non può essere che domattina vinca Schlein o un altro candidato e a quel punto si mandano à gogo armi a Kiev”, il virgolettato. Schlein non si lascia scomporre: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti”, dice dal palco, pur richiamando l’art.11 della Costituzione e ribadendo la necessità di “contribuire a ristabilire la pace per i palestinesi, per gli ucraini e per gli iraniani”. Per Lorenzo Guerini, che aveva invitato Conte a “farsi una ragione” del fatto che il sostegno a Kiev “continuerà”, è sufficiente. “Condivido le parole sull’Ucraina di Elly Schlein”, chiarisce.
A Reggio Emilia ci sono anche i parlamentari di minoranza Bazoli, Quartapelle, Malpezzi, Sensi. Schlein ringrazia anche loro e ringrazia Bonaccini per l’unità costruita in questi quattro anni. “Avevano scommesso che non sarei durata più di sei mesi e invece faccio il quarto discorso di chiusura e ci dobbiamo porre il tema che è la prima volta che un segretario finisce il mandato. Oggi il Pd è più unito che mai”, insiste. Poi dopo aver citato Francesco Guccini ed Enrico Berlinguer, cita Emma Bonino: “A me è stato detto di tutto in questi 40 anni: che ero troppo donna per fare politica, troppo radicale perché difendevo i diritti, troppo giovane per fare sul serio e poi, improvvisamente, sono divenuta troppo anziana per essere presa sul serio. Siate troppo”, l’insegnamento della leader radicale che Schlein decide di richiamare.A proposito di ‘aggravanti personali’.
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