La guerra in corso in Ucraina e la “pace fragile” in Iran, il rapporto con Donald Trump “immutato” e il bilancio del G7, con tanto di complimenti al padrone di casa Emmanuel Macron “per aver fatto un ottimo lavoro in un momento sicuramente complesso dello scenario internazionale”.
Nella conferenza stampa di fine summit a Evian, però, Giorgia Meloni si trova a dover rispondere anche del tema che da settimane agita la maggioranza in prospettiva elezioni, ovvero l’ascesa di Roberto Vannacci e il potenziale peso di Futuro nazionale alle prossime elezioni politiche. La premier ribadisce quanto già affermato in Parlamento pochi giorni fa, e cioè che è il generale ad ‘autoescludersi’ dalla coalizione dichiarando “la sua indisponibilità ad allearsi con il centrodestra votando contro la fiducia al primo governo della storia guidato da una persona di destra”. A chi le chiede delle alleanze e di possibili veti su determinati argomenti, l’inquilina di Palazzo Chigi replica che “non è un tema che mi sono posta”, ma sottolinea di vedere nell’atteggiamento dell’ex vicesegretario leghista “una certa funzionalità per la sinistra”.
“Io non ho detto ‘no all’alleanza con Vannacci’ – mette però in chiaro la leader di FdI – ho detto che mi pare che Futuro nazionale abbia chiuso all’alleanza col centrodestra, poi io non mi sto ponendo il problema adesso”. E quindi nemmeno lo chiude, specificando comunque che “il modo migliore per vincere le prossime elezioni è governare bene, il resto sono alchimie. E io non mi occupo di alchimie”. Questo perché “una cosa che ho imparato molti anni fa è che la politica non è mai aritmetica. Se si sommano 30 e 4 non necessariamente fa 34. Quindi non mi sto occupando di questa materia”.
Il disgelo con Trump dopo la freddezza dei mesi scorsi
Nei giorni trascorsi in Alta Savoia la presidente del Consiglio d’altronde si concentra su altro. In primis sul rapporto da ricucire con Trump dopo la freddezza degli ultimi mesi sull’asse Roma-Washington. Nelle circa 48 ore passate nella località che si affaccia sul lago Lemano i momenti di contatto col tycoon non mancano. L’ultimo faccia a faccia va in scena su un divanetto dell’Hotel Royal al termine della sessione di lavoro sull’intelligenza artificiale, poco prima di lasciare la Francia. Non un bilaterale vero e proprio, ma comunque un momento riservato, al di fuori dell’agenda dei lavori del vertice.
In conferenza Meloni sottolinea che i vari colloqui con Trump hanno avuto come focus “i temi abbastanza seri del vertice”, mentre a chi le chiede quale può essere il termine più adatto per descrivere la loro relazione – riconciliazione, disgelo? – replica: “Direi che ho trovato il rapporto immutato, nel senso che non c’è stato tra noi neanche bisogno di parlare. Non è che ci sono state tra noi recriminazioni o che abbiamo parlato di quello che è successo nelle ultime settimane. Io e Trump siamo due persone che hanno un loro carattere abbastanza forte, siamo due persone che difendono con determinazione il loro interesse nazionale, non c’è bisogno che ci chiariamo quando non siamo d’accordo su qualcosa perché poi alla fine ognuno capisce quale può essere il punto di vista dell’altro”. Ecco perché, afferma, “siamo ripartiti direttamente parlando di quello che va fatto nei prossimi mesi con la stessa naturalezza con cui lo facevamo fino a l’ultima volta che ci siamo incontrati prima di questa occasione”.
I nodi affrontati a Evian e le possibili, future operazioni a Hormuz
Il G7 di Evian per Meloni si chiude con un dato “non scontato, la convergenza su tutti i temi trattati”. In effetti le nove dichiarazioni diffuse nel corso del summit portano la firma di tutti i leader, compreso Trump. Sull’Ucraina, ricorda ad esempio, “abbiamo concordato tutti sulla necessità di continuare a garantire il sostegno a Kiev, mantenendo alta la pressione su Mosca. L’unità e la fermezza dell’Occidente continuano ad essere gli strumenti più efficaci per creare le condizioni necessarie per un negoziato reale”. Con l’obiettivo, aggiunge, di “favorire un confronto diretto tra Zelensky e Putin”. Sulla figura del negoziatore unico europeo, poi, traccia un identikit preciso: “Credo sarebbe molto difficile riuscire a proporre una persona che viene da uno dei grandi paesi europei quindi mi rivolgerei verso le medie potenze dell’Ue”. Tra i nomi che si fanno c’è quello del presidente finlandese Alexander Stubb.
Riguardo invece all’altro grande dossier che ha monopolizzato Evian, ovvero il Medio Oriente con l’intesa Usa-Iran da formalizzare venerdì in Svizzera con la firma del piano in 14 punti, Meloni dichiara di aspettarsi da parte di Israele un ruolo “positivo nel percorso di pace” e che “l’inevitabile dibattito interno dettato anche dalla campagna elettorale non metta a repentaglio il percorso faticoso che gli Stati Uniti hanno avviato”.
Per quanto riguarda lo Stretto di Hormuz, la premier ribadisce che l’Italia è pronta a fare la sua parte in una missione internazionale esclusivamente difensiva, in uno scenario di pace, e con la necessaria autorizzazione del Parlamento. Che però non arriverà a breve. “Adesso ci sono 60 giorni di tempo”, secondo quanto stabilito dal piano che verrà siglato nel resort di Burgenstock. “Non chiederei oggi un’autorizzazione per qualcosa che potrebbe non avvenire mai – conclude quindi la premier -. La chiederemo sicuramente in tempo perché possa esserci un dibattito adeguato anche con il Parlamento, ma mi pare un po’ presto per dire che per esempio nei prossimi giorni presenteremo una richiesta”.
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