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Trovata una sima con testa di leone a Selinunte. “Forse un nuovo tempio”

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AGI – Una testa di leone in marmo prezioso, perfetta, intatta, splendida: è lo sbocco di una sima in marmo, ovvero l’estremità superiore del tetto di un tempio ancora non identificato o mai conosciuto, ed è stata rinvenuta a Selinunte durante le ricerche archeologiche condotte dall’Università di Bochum sul traffico navale del porto orientale.

All’archeologo Jon Albers si doveva già la scoperta del complesso delle fornaci lungo il greto dell’antico fiume che bagnava Selinunte: e proprio in uno di questi spazi – probabilmente un antico magazzino sulla strada che conduceva all’antico porto – la missione tedesca ha scoperto questo componente che solitamente coronava la trabeazione.

“Abbiamo trovato un blocco grande in marmo, forse Da Paros in Grecia, che costituisce un tratto superiore del tempio. Una prima indicazione ci dice che a sima – spiega all’AGI Albers – a un altro tempio, al quale hanno lavorato specialisti giunti da Paros. Il marmo arrivò prelavorato, e venne finito qui a Selinunte per un tempio che noi ancora non conosciamo”.

Un’altra ipotesi “con un 50% di probabilità”, ha aggiunto Albers, indica un’appartenenza della sima al Tempio E, del quale “non conosciamo la sima originale”. Le indicazioni in mano agli archeologi non indicano, però una corrispondenza “perfetta” con il Tempio E. “Forse apparteneva al tempio E – sottolinea Albers – oppure a un tempio che ancora non conosciamo”.

La sima aveva la doppia funzione di abbellire il tempio e di raccogliere l’acqua piovana che poi veniva fatta defluire da beccucci a forma di testa di leone. Nel VI secolo a.C. queste decorazioni erano realizzate in terracotta, ma già nel secolo successivo le prime sime furono realizzate in pietra. Se ne conoscono già alcune, molto grandi (circa 70 cm d’altezza) provenienti dal Tempio di Eracle ad Agrigento e dal Tempio della Vittoria a Himera, realizzate in calcare locale di alta qualità.

Anche questo nuovo reperto di Selinunte è imponente, circa 62 cm (pesa oltre 250 chili), ed è chiaramente più grande di altri esempi della regione. Ma è in marmo, materiale estremamente raro e prezioso ai tempi, che veniva importato dalle isole greche, forse da Paros. Finora sono conosciuti soltanto nove templi del V secolo con una sima in marmo greco in tutta l’Italia meridionale e la Sicilia, scoperti principalmente nel XIX e all’inizio del XX secolo.

La sima appena rinvenuta a Selinunte, ed estremamente ben conservata, è un manufatto che non è stato completato: sebbene il blocco sia conservato molto meglio rispetto ad altri simili, e anche la testa di leone sia in condizioni migliori, il caratteristico beccuccio per l’acqua non era ancora stato incorporato.

Manca anche la criniera posteriore del leone (che potrebbe essere stata applicata con un materiale diverso, viste le tracce residue sul marmo), e anche la decorazione nella parte superiore della lastra non è stata terminata. Proprio per queste condizioni, la sima non solo fa ipotizzare l’esistenza di un tetto in marmo finora sconosciuto in Sicilia, ma permette anche di comprendere meglio i processi di produzione di questi elementi architettonici.

E poiché è stata ritrovata nella zona portuale e negli immediati dintorni del quartiere delle fornaci dell’antica Selinus, permette di avanzare ipotesi sia sui contatti commerciali della città che sulle capacita’ tecniche degli abitanti. Da sabato prossimo la sima appena scoperta sarà esposta all’antiquarium del Baglio Florio nel Parco archeologico di Selinunte.

 

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Pizza a Vico 2023 – Dal 24 al 26 settembre a Vico Equense

Pizza a Vico 2023: dal 24 al 26 settembre mani esperte, talento di famiglia e creatività unica

Il presidente Michele Cuomo: Vi spiego il valore familiare che viene tramandato di generazione in generazione

“Riuniamo tutte le pizzerie per far comprendere cosa significa la Pizza di Vico che nasce da un valore familiare che viene tramandato di generazione in generazione”. Così Michele Cuomo, presidente dell’Associazione che darà vita a “Pizza a Vico 2023 – Farina e creatività, un talento familiare”, manifestazione che si terrà a Vico Equense dal 24 al 26 settembre.

Un viaggio nel cuore della vera pizza vicana, insomma, un mix magico di farina e creatività che si tramanda di generazione in generazione. Un evento culinario di risonanza nazionale che è pronto a svelare i segreti dietro l’iconica pizza di Vico Equense, l’unica familiare. L’unica che potrai mangiare solo in compagnia. I patrocini della Regione Campania, la Città Metropolitana di Napoli, la Città di Vico Equense, la Camera di Commercio di Napoli, della Città di Vico Equense, Aicast Imprese Italia e Acove – Associazione Commercio e Turismo Vico Equense, testimoniano l’importanza e l’attenzione rivolte a questo evento eccezionale.

Pizza a Vico nasce a scopo benefico e di promozione del territorio. È anche e soprattutto per questo motivo che puntiamo molto sull’attività di comunicazione e di promozione: amplificando il messaggio si amplia anche la ricettività e le attività di beneficenza. – ha spiegato il presidente Cuomo – Ognuno di noi già da piccolo aveva le mani in pasta. Ci sono attività ristorative che da anni passano dai padri ai figli ed ai nipoti. Da qui la scelta di talento familiare che è parte del claim di quest’anno”.

Ecco rivelati i tre ingredienti segreti di Pizza a Vico: mani esperte, talento di famiglia e creatività unica. Nel mondo della pizza, le mani sono il fulcro dell’arte. Oltre a impastare la farina, rappresentano un legame tra passato e presente, tramandando non solo abilità ma anche la dedizione necessaria per affrontare il duro lavoro che porta a soddisfazioni straordinarie.

Il talento poi è una caratteristica ereditaria che ha forgiato le generazioni che hanno dato forma alla storia della pizza a Vico. Questo ingrediente essenziale, unico ed irripetibile, è ciò che rende la pizza di Vico Equense insuperabile. Qui la pizza non è solo un alimento, ma una tradizione che fa parte della famiglia, un’occasione di convivialità e condivisione, un “trancio” di felicità. La pizza, insomma, è il risultato di una creatività inarrestabile. Ogni pizza racconta una storia unica, dall’aspetto tradizionale a quello più audace e fantasioso. Queste creazioni non sono solo un piacere per il palato, ma un pretesto gustoso per condividere momenti speciali con i propri cari.

L’edizione 2023 di Pizza a Vico si terrà dal 24 al 26 settembre, nel suggestivo scenario di Vico Equense. Questi tre giorni saranno caratterizzati da una serie di esperienze culinarie straordinarie, guidate dai talentuosi pizzaioli locali. Pizza a Vico rappresenta un omaggio alla tradizione culinaria e alla passione che ha reso Vico Equense rinomata a livello globale.

“Lavorare in una città meravigliosa come Vico Equense ci avvantaggia. Rappresentare il territorio in un evento del genere ci onora. Vi aspettiamo a Pizza a Vico il 24, 25 il 26 per farvi provare tutti i gusti che proporranno tutte le pizzerie del territorio con i prodotti unici della nostra terra”, ha concluso il presidente Michele Cuomo.

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Roma è la terza città europea più citata nei romanzi

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AGI – Roma è la terza città europea più ricorrente nei romanzi scritti dal 1920 al 2019, dietro a Londra e a Parigi. Lo ha calcolato uno studio di Aura Print basato sui titoli presenti su Google Books. Al sesto posto per numero di citazioni c’è Firenze, al 12mo Venezia e al 17mo Milano nella classifica stilata dalla società britannica specializzata nella stampa (consultabile qui). L’Italia è l’unico Paese a vantare ben tre città nella Top 20.

Londra è di gran lunga la capitale dei romanzi con 286 milioni di citazioni. Alle sue spalle Parigi, staccatissima a quota 95 milioni e 240mila, e terza Roma con 48 milioni e 841mila. Venezia supera quota 10 milioni e Milano sfiora gli otto milioni. 

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La morte di Prigozhin e il copione dell’incidente che si ripete

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AGI – Di sicuro c’è solo che è morto. Le parole con cui Tommaso Besozzi raccontava sull’Europeo la morte del bandito Salvatore Giuliano a Castelvetrano il 5 luglio 1950 si sposano perfettamente alla vicenda del capo della milizia personale Wagner, Evgenij Prigožin, precipitato il 23 agosto 2023 col suo jet privato Embraer Legacy 600 dai cieli di Trer’. Dalla Sicilia alla Russia, dal sistema mafioso a quello sovietico e post-sovietico, dai colpi di mitra e di Beretta a quelli della contraerea: problemi di banditismo e di eversione nati dalla violenza e risolti nella violenza.

All’incidente occasionale non crede nessuno, neppure chi non crede al complottiamo. Mentre l’aereo con l‘ex cuoco autoproclamatosi generale e superpatriota di tutte le Russie si schiantava al suolo, in Italia su La7 per ironia o cinismo della sorte andava in onda un documentario russo su Ivan il terribile, manifesto sulla presa e sull’imposizione del potere senza scrupoli e a tutti i costi.

Cambiano i tempi e le forme, ma non i sistemi. La morte del capo dell’esercito mercenario risolve un grosso problema a Vladimir Putin, che appena due mesi fa si trovò spiazzato dalla marcia poi abortita verso Mosca delle milizie dell’ex amico che sferrò un duro colpo alla sua credibilità interna ed esterna e incrinò il sistema di potere del Cremlino.

Gli osservatori azzardarono che la neutralizzazione apparentemente consensuale di quell’inclassificabile tentativo di golpe sarebbe stato il preludio a una resa dei conti non altrettanto pacifica o senza conseguenze. L’epilogo non ha stupito gli esperti di politica internazionale e neppure chi ha dimestichezza con la storia di quelle latitudini.

A Putin, impegnato nella riscrittura dei libri di storia e nella rivalutazione della grandezza di un criminale come Stalin creatore dell’impero rosso, per il colore della bandiera e del sangue che fece scorrere a fiumi, non difetta la spregiudicatezza nel profilarsi in ombra alle spalle di sparatorie che provvidenzialmente gli eliminano oppositori e giornalisti scomodi, e persino di apparentemente innocui the corretti al polonio senza che lui tocchi neppure il samovar.

D’altronde viene dalla scuola del KGB. Stalin nel 1944 commissionò al regista Sergej Ejzenštein un film su Ivan il Terribile che doveva esser apologetico di lui stesso e della sua visione politica e del potere. Quello stesso anno, ad agosto, mentre Varsavia insorgeva contro i nazisti, dava ordine alla contraerea sovietica di aprire il fuoco contro i quadrimotori alleati che partivano dagli aeroporti pugliesi per paracadutare armi, munizioni e medicinali ai combattenti dell’Armia Krajowa, dopo aver prima negato che a Varsavia ci fosse una rivolta e poi il permesso di sorvolo dei territori controllati dall’Armata Rossa e di atterraggio negli aeroporti sovietici per fare rifornimento.

Le analogie con la morte nel 1943 di Władysław Sikorski

La contraerea russa, si tratti di B-24 del 1944 o di Embraer del 2023, non fa complimenti. E neppure i servizi segreti quando si tratta di eliminare personaggi scomodi. Se ci sono gli aerei di mezzo, è persino più semplice. Il 4 luglio 12943 moriva in un incidente aereo a Gibilterra il capo del governo polacco in esilio e comandante in capo dell’esercito polacco, generale Władysław Sikorski. Aveva preteso un’indagine internazionale indipendente da affidare alla Croce rossa internazionale dopo la scoperta in primavera dell’eccidio di Katyn, con migliaia di ufficiali polacchi giustiziati con un colpo alla nuca e sepolti nella foresta bielorussa.

Le fosse comuni erano state scoperte dai tedeschi dopo le rivelazioni di alcuni contadini bielorussi e una commissione internazionale formata da esperti di riconosciuta fama ai quali venne garantita la massima libertà su prelievi ed esami necroscopici e scientifici, concluse all’unanimità che il massacro era avvenuto nel 1940, quando la zona era sotto controllo dell’Armata Rossa. Tra i membri c’era l’anatomopatologo Vincenzo Palmieri. Sikorski pretendeva la verità e il Cremlino per tutta risposta il 25 aprile ruppe le relazioni diplomatiche col governo polacco di Londra.

Intervenne allora Winston Churchill che costrinse Sikorski a rinunciare, poiché temeva una frattura nella coalizione antihitleriana. Ma nulla garantiva che il generale non potesse rivolgersi al presidente americano Franklin Delano Roosevelt. Di ritorno da un’ispezione alle truppe polacche in Medio Oriente, per un incontro con il generale Władysław Anders, il quadrimotore B-24 Liberator pilotato dal fedele ed esperto tenente cecoslovacco Eduard Prchal aveva fatto uno scalo tecnico a Gibilterra. Il 4 luglio 1943, 16 secondi dopo il decollo, l’aereo si era schiantato al suolo.

Solo Prchal si era miracolosamente salvato, dichiarando che i timoni del B-24 non rispondevano ai comandi. Il sospetto del sabotaggio divenne palese. L’indagine venne condotta dai servizi segreti inglesi che conclusero invece per la tesi dell’incidente fortuito. Al vertice, a Gibilterra, c’era Kim Philby, che nel 1964 si scoprirà essere stato sempre un agente doppio al servizio di Stalin, e nel 1965 riparerà in Unione Sovietica celebrato come un eroe.

La morte di Sikorski eliminò comunque dall’orizzonte geo-politico di Stalin un temibile antagonista: a Jalta riuscirà a imporre la sua prospettiva sulla Polonia, inglobandosene nel 1945 un pezzo e facendone un Paese satellite. E tale rimarrà fino al 1989. Mentre sui documenti su Katyn proprio Putin ha riapposto il segreto di stato impedendone la consultazione, sull’incidente di Gibilterra nel 2014 l’Istituto nazionale per la memoria di Varsavia ha chiuso una propria inchiesta documentale (non tutte le carte sono disponibili: per quelle del Cremlino c’è poco da fare) non trovando riscontri all’ipotesi di complotto, lasciando però aperta una porta nel caso emergessero nuove prove. Che potrebbero arrivare solo da Mosca, dove i segreti, è notorio, sono difficilmente penetrabili, da Ivan il Terribile a Putin senza soluzione di continuità.

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Cultura

La biblioteca di Barcellona è stata nominata la migliore del mondo

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AGI – Le biblioteche tirano e attirano come mai prima d’ora. Ogni giorno ne nasce una nuova d lunedì 21 agosto, in occasione dell’88° Congresso mondiale sulla biblioteca e l’informazione, che si svolge fino a venerdì a Rotterdam, è stata scelta “la migliore biblioteca del mondo”, che si trova a Barcellona ed è intitolata alla memoria dello scrittore Gabriel García Márquez, come riferiscono diversi media spagnoli, tra cui il Paìs, La Nation, El Diario.

“Uno spazio di incontro intergenerazionale”

Quattromila metri quadrati di ampiezza, cinque piani suddivisi per tipo di utenza (adulti, ragazzi, bambini), un auditorium, aperta tutti i giorni, tutto il giorno (metà giornata il sabato), specializzata in letteratura latinoamericana, con più di 40 mila volumi, riviste, fumetti, libri fotografici e altro genere di documentazione, e con la possibilità di accoglierne altri diecimila, la nuova biblioteca di Barcellona, inaugurata a maggio del 2022 dalla sindaca di Barcellona Ada Colao nel popolare quartiere di Sant Martí de Provençals, la biblioteca di Barcellona dispone inoltre di uno studio radiofonico che dipende dalle Biblioteche e dalla Rete Radio Comunitaria (dove si producono podcast), un laboratorio di cucina e uno “spazio sensoriale” per i bambini.

Molta luce, molte piante, lo spazio della García Márquez offre 140 punti di lettura e si prefigge di diventare “uno spazio di incontro intergenerazionale e interculturale”.

Le altre biblioteche sul podio

Nell’ambito del concorso di Rotterdam, la biblioteca di Barcellona aveva, di contro, una concorrenza agguerrita e ha dovuto battersi con candidati fortissimi, spuntandola sulla Biblioteca pubblica Janez Vajkard Valvasor d Krskov (Slovenia), la Biblioteca Parramatta (Australia) e sulla colossale Biblioteca Est di Shanghai in Cina.

“Le quattro biblioteche sorteggiate si distinguono l’una dall’altra ma ciascuna rappresenta un vero dono per la propria comunità”, ha affermato il presidente della giuria Jakob Guillois Lærkes, che ha anche definito la vincitrice del concorso “un ottimo esempio di come una biblioteca possa fungere da collegamento fondamentale tra le persone e la comunità locale” rappresentando “un vero modello per i futuri edifici delle biblioteche negli anni a venire”.

Dalla sua inaugurazione, la Márquez è frequentata da una media di 1.100 utenti al giorno, è definita “la migliore biblioteca del mondo” al giorno ed è anche stata ribattezzata come “il Guggenheim de La Verneda”, con riferimento al quartiere adiacente.

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Pippo Baudo: “Cotugno a Sanremo era successo matematico”

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AGI – “Il mio ricordo di Toto Cutugno? È molto malinconico ma nello stesso tempo bello. Perché era una bella persona, un personaggio eccezionale. Un grande compositore e soprattutto un uomo molto gentile“. Lo dice all’AGI Pippo Baudo sottolineando quanto Cutugno fosse “una persona perbene, e come tale – spiega – è stata riconosciuta dagli italiani che lo hanno sempre premiato cantando ancora le sue canzoni. Anche all’estero”.

Ricordando la collaborazione con un altro grande della musica italiana, il ‘molleggiato’ Adriano Celentano, Baudo ha detto che i due “quasi si imitavano con quel timbro di voce. Ma era un fatto involuto”. Qualcuno magari, li confondeva: “ma no, cioè, forse si. Ma poi non si poteva. È che hanno lavorato tanto insieme”, ha aggiunto il conduttore.

Perché Cutugno andava sempre al Festival di Sanremo? “Perché funzionava benissimo – dice Baudo – io lo volevo sempre Toto Cutugno, era una garanzia, era successo matematico”. E di lui, il presentatore ricorda anche “l’amore per il figlio. Mi ricordo quando me lo ha presentato – conclude – tanti anni fa. Orgoglioso, paterno, legatissimo a lui. Felice”.

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Aldilapp, il ‘Facebook dei cimiteri’ che sta diventando un caso

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AGI – Qualcuno l’ha già soprannominata il “Facebook dei cimiteri”, e tutto sommato la definizione non dispiace a chi ha inventato “Aldilapp”. Una sfida intrapresa da un giovane imprenditore abruzzese e il suo staff, che si sono messi in testa di dare una spallata, attraverso la tecnologia e il metodo social, al tabù più ancestrale, alla superstizione più persistente nella nostra cultura: quella del rapporto coi defunti.

Quando Enrico Massi, Ceo di Aldilapp, illustra la propria creatura a potenziali clienti o semplici conoscenti, spesso la prima reazione è quella di chi storce la bocca o, peggio ancora, di chi fa ironie. Poi, in genere, emerge l‘utilità di questa app che comincia ad avere un numero di utenti importante. Ma che cos’è Aldilapp?

Già il nome rivela l’intenzione di alleggerire e sdrammatizzare il tema della morte e del rapporto col caro estinto, anche in virtù di ciò che ha insegnato la storia dell’agenzia di onoranze funebri Taffo, le cui campagne pubblicitarie improntate all’ironia e alla dissacrazione del tema morte sono entrate nei manuali di marketing.

Aldilapp offre servizi per recuperare o mantenere la memoria dei defunti: si può geolocalizzare una persona che non c’è più e scoprire in quale cimitero è sepolta, per poter andarla a trovare. Ma Aldilapp, attraverso accordi con piccole aziende del territorio, consente anche a chi non può recarsi personalmente sulla tomba della persona cara di inviare dei fiori o altri oggetti, di ordinare la pulizia della tomba stessa.

E poi, nella comunità virtuale creata dalla app per ogni cimitero, si possono scrivere dei ricordi o la biografia della persona cara di cui si vuole perpetuare la memoria, o ancora accendere un cero virtuale e aggiungere foto significative dell’esistenza della persona in questione.

Per consentire tutto questo, gli addetti di Aldilapp hanno iniziato un imponente lavoro di mappatura dei cimiteri, con particolare attenzione per quelli più piccoli, in alcuni casi stringendo accordi con imprese e amministrazioni locali, per un’idea che si è fatta strada durante la pandemia e ora sta prendendo quota a dispetto dei pregiudizi. 

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Al via nel Veneziano il Festival Internazionale del teatro di strada 

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AGI – Saranno oltre venticinque gli artisti e le compagnie, provenienti da tutto il mondo, che in occasione della XXVIII Edizione si sono dati appuntamento a Caorle, suggestivo borgo sul mare, dal 29 agosto al 3 settembre, per dar vita alla magia de “La Luna nel Pozzo”, festival internazionale di Teatro di Strada.

Ed è proprio alla strada, come luogo di scoperta e crocevia tra mondi differenti, che guarda questa XXVIII Edizione, che fa proprio il monito di Jack Kerouac:  «Basta seguire la strada e prima o poi si fa il giro del mondo. Non può finire in nessun altro posto, no?». E da tutto il mondo arrivano gli spettacoli che in questo 2023 animeranno le piazze e delle calli della “Piccola Venezia” in un continuo mescolarsi tra i generi e una contaminazione tra artisti e pubblico: Kenia, USA, Argentina, Repubblica Ceca, Germania, Francia e naturalmente l’Italia, dove “La Luna nel Pozzo”, per la sua alta qualità artistica,  è tra i festival di teatro di strada riconosciuti dal Ministero della Cultura per il triennio 2022-2024. 

«Camminare, mettersi in movimento è insito nella natura dell’uomo, abbiamo l’urgenza di esplorare, scoprire, confrontarci – racconta Marco Caldiron direttore artistico de “La luna nel Pozzo” – Agli albori dell’umanità, dal centro dell’Africa, l’uomo si è incamminato per il mondo e da allora la nostra vita è un continuo spostarsi, seguire percorsi, raggiungere nuovi luoghi, siano questi fisici o dell’anima. La strada ci appartiene, nella strada troviamo nuovi mondi e nuove umanità con cui confrontarci e nella strada possiamo anche imbatterci nell’arte, nel teatro, nella musica, nella poesia. Camminiamo dal nostro primo giorno fino all’ultimo, sempre circondati da poesia».

Dall’Africa arriveranno gli Afro Jungle Jeegs, gruppo nomade e collettivo di performer keniota che proporrà un originale percorso artistico mettendo in scena in danza, acrobatica e musica. Il Festival porterà inoltre in prima nazionale lo spettacolo di circo contemporaneo Toca Toc della compagnia spagnola Cia Pakipaia, i cui protagonisti evocheranno grandi momenti del cinema e famosi successi musicali, in un viaggio esilarante, assurdo e divertente. Sempre per la prima volta il pubblico potrà assistere a Collection di Filip Zahradnický, artista della Repubblica Ceca che utilizza la giocoleria, la manipolazione degli oggetti e il movimento come principali mezzi espressivi per generare situazioni surreali che mettono in competizione il circo contemporaneo e le mostre d’arte. Direttamente dagli Stati Uniti partirà il viaggio sulle montagne russe dell’acrobata Noah Chorny, mentre l’argentino manoAmano Circus Company nel nuovo show NOSO3 con il palo cinese porterà il pubblico in un mondo onirico in cui gli oggetti sfuggono alla gravità. Complicità e sincerità sono gli ingredienti di Fin demain del duo franco-tedesco Zirkus Morsa, naufraghi persi sulla riva della loro immaginazione, in un mondo che rischia di capovolgersi. Acrobatica e clownerie sono gli ingredienti di Oveja Negra degli spagnoli Duo Laos, omaggio a tutte quelle persone che hanno dovuto nascondere la propria identità per svilupparsi e sopravvivere.

Il Festival verrà inaugurato martedì 29 agosto dalla performance itinerante Hopper in a box firmata da Carichi Sospesi e Farmacia Zooè, che tra le vie, le piazze e i negozi di Caorle daranno vita a tableaux vivants dedicati al pittore americano Edward Hopper, attraverso i corpi e le voci di sei fra attori e attrici. 

A partire dal 30 agosto fino al 3 settembre, non ci sarà disciplina di teatro di strada che non avrà il suo momento: l’acrobatica di A Dúo Andaban, della Compagnia Rasoterra, del DuoFlosh e del Duo Un Pie; l’equilibrismo e le evoluzioni dell’argentino Duo Patagonia; le marionette a filo di Alex Piras; gli spettacoli di giocoleria dello svizzero Collectif Acrocinus e degli italiani Nicolò Nardelli e Simone Romanò; il teatro manuale di Jacopo Tealdi #quellodellemani, spettacolo innovativo, originale e creativo in cui le due mani dell’artista raccontano storie, danzano e dialogano con il pubblico;  la magia di Mago Mpare e Max Maccarinelli. Non mancherà la musica, con le esibizioni di Filippo Brunetti, di Henri Buking e della Rusty Brass Band, che attraverserà il centro storico di Caorle al ritmo di funk, rock e sonorità balcaniche. Non potrà infine mancare il fuoco con gli Al-Kimiya in uno spettacolo di manipolazione di oggetti infuocati che unisce tecnica, azione e magia. Un’alternanza di quadri scenici in cui le fiamme danzano con i corpi in movimento e dove la manipolazione tecnica si armonizza con leggi gravitazionali  dell’universo. 

Al teatro più tradizionale sarà dedicato Achab di Ullallà Teatro e Compagnia DinDonDown, laboratorio teatrale formata da persone con disabilità. Partendo dal Moby Dick di Melville trasposto in chiave contemporanea, la pièce vuole cercare di andare in profondità per guardare non solo alla disabilità, per osservare tutte le cose che ci circondano in un modo diverso. 

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