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Il Laboratorio dei Restauri dei Musei Vaticani compie 100 anni

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AGI – Nel 2023, il Laboratorio di Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, una delle strutture del settore più antiche al mondo, compie 100 anni.

Per celebrare questo importante traguardo di esperienza, innovazione e cura delle opere d’arte, lunedì 11 dicembre, alle ore 10:30, verrà presentata, nella Sala Conferenze dei Musei Vaticani, una mostra che permetterà a visitatori e appassionati di esplorare le storie affascinanti che si celano dietro ogni opera d’arte: un’opportunità unica per apprezzare da vicino i dettagli che spesso sfuggono al visitatore, ma che si svelano sotto la lente del restauro. 

Sarà possibile ammirare, attraverso gli occhi dei restauratori, le tecniche di esecuzione, la storia conservativa, le scelte differenti che caratterizzano ogni intervento di restauro.
I contenuti, pubblicati online, saranno accessibili lungo il percorso museale tramite la scansione di un QR Code, posizionato nelle vicinanze del dipinto restaurato.

Il Laboratorio Restauro Dipinti costituisce una delle realtà storiche nel settore della conservazione non solo per lo Stato della Città del Vaticano, ma a livello internazionale. L’attività di tale dipartimento prevede la conservazione del patrimonio della Santa Sede, formato da decine di migliaia di metri quadri di decorazioni murali e circa 5.300 dipinti mobili inventariati, attraverso monitoraggi, controlli preventivi, manutenzioni, pronti interventi, movimentazioni, studio, collaborazioni, ricerca scientifica, che spesso concorrono e culminano nell’articolato atto di realizzazione di un restauro completo. 

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L’Apollo di Salerno sbarca nel digital 

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AGI –  A novant’anni esatti dal primo restauro da parte di Giulio Raccagni, la Testa di Apollo, ‘icona’ della città di Salerno, rivive in due progetti centrati su digitalizzazione, animazione e attualizzazione dello straordinario manufatto. La tutela di manufatti straordinari come questo (alto una cinquantina e orientativamente databile tra il I sec. a.C. e il I sec. d.C.), ripescato nelle acque del golfo di Salerno nel dicembre del 1930 e collocato nel Museo archeologico della città, è doverosa  ma oggi è diventato altrettanto indispensabile sfruttare le nuove tecnologie per facilitare la conoscenza del patrimonio culturale e la sua fruibilità. 

Rispondono a questo doppio obiettivo i due progetti – ‘Apollo 4.0‘ della Fondazione di Comunità Salernitana e ‘Around Apollo‘ dell’associazione Duna di Sale – risultati tra i vincitori del bando Tocc (transizione digitale organismi culturali e creativi) del ministero della Cultura, finanziato con fondi Pnrr.

Con ‘Apollo 4.0’, partendo dalla digitalizzazione della scultura, si potranno elaborare opere d’arte, sia digitali che materiali, attraverso animazioni computerizzate, video mapping e stampa 3D. Il progetto punta a rendere fruibile a tutti la testa bronzea del dio, parte superstite di una statua di grandezza superiore al naturale realizzata con la millenaria tecnica della fusione a cera persa, e prevede anche la realizzazione di un manufatto copia dell’opera a uso di persone ipovedenti.

Per la conservazione del bene, il progetto poi prevede la stabilizzazione del microclima della sala espositiva che accoglie la testa bronzea di Apollo, attraverso l’installazione di sensori ad alta tecnologia. Il progetto si evolverà, successivamente, con la realizzazione di una avventura grafica, un videogioco target 6-11, da promuovere nelle scuole per sensibilizzare le nuove generazioni all’apprezzamento del proprio patrimonio storico artistico e culturale. Sara’ pubblicato anche un volume che illustri, step by step, lo sviluppo digitale del progetto.

Con ‘Around Apollo‘, l’iconica testa del dio, simbolo di bellezza ma anche dell’identità salernitana (la testa di Apollo non a caso è raffigurata nel ‘logo’ del Museo archeologico) diventerà anche protagonista di un’app turistico-culturale che guiderà il visitatore in un tour inedito – tra i monumenti e il paesaggio verticale, tra cielo e mare – di Salerno, attraverso contenuti multimediali originali, realizzati ad hoc. L’itinerario condurrà il visitatore in un percorso culturale totalmente immersivo, tra suggestioni presenti e testimonianza del passato, pe rendere l’esperienza ancora più coinvolgente. Le tappe dell’app comprendono il Museo provinciale, piazza della Libertà, la Stazione marittima, la villa comunale, il teatro Verdi, il Giardino della Minerva, il Tempio di Pomona e il complesso di San Pietro a Corte

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Baby Gang è il rapper italiano più ascoltato all’estero

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AGI – Baby Gang è il rapper italiano più ascoltato all’estero su Spotify, secondo Spotify Wrapped 2023. La sua musica in questi anni ha scalato le classifiche di oltre 30 Paesi con più di 1,5 miliardi di stream complessivi!
Un altro importante risultato che si va ad aggiungere alla carriera già ricca di successi in campo musicale di Baby Gang che, a soli 22 anni, ha oltre 6,4 milioni di ascoltatori mensili su Spotify, conta oltre 2,2 milioni di follower su Instagram e 1,5 milioni di iscritti al canale Youtube, dove ha totalizzato oltre 650 milioni di views complessive. è nella top 10 degli italiani più ascoltati nel mondo, insieme a artisti leader nel loro genere come Maneskin, Gabry Ponte e Laura Pausini. In meno di tre anni ha collezionato 2 Platino (“Lei” e “Paradiso artificiale”) e 15 Oro. Con la sua musica è il portavoce dei giovani italiani di seconda generazione, cresciuti sulla strada ma con l’idea di costruire un futuro migliore in cui ci siano rispetto e parità.

 Il suo ultimo album “Innocente” uscito a maggio 2023 è stato certificato Oro.

Il singolo “Cella 4” ha oltre 25 milioni di visualizzazioni su YouTube. Tra le sue hit più conosciute anche “Casablanca” del 2021 con 40 milioni di visualizzazioni su YouTube e 68 milioni di ascolti su Spotify e “Mentalitè” del 2022 con 77 milioni di views su YouTube e 87 milioni di stream su Spotify, entrato nella Viral di Spotify di oltre 15 Paesi. Zaccaria Mouhib questo il nome di Baby Gang,è nato a Lecco il 26 giugno 2001 da genitori immigrati, originari del Marocco.

A soli undici anni lascia la famiglia per non gravare sulla difficile situazione economica ma si scontra con i forti pregiudizi della società odierna nei confronti delle sue origini. Crescere sulla strada senza un posto sicuro in cui dormire e senza delle figure di riferimento lo porta a mettersi talvolta contro la Legge, finchè scopre di avere una voce che non viene ignorata, grazie alla musica.

Il suo primo brano “Street”, pubblicato su YouTube a 17 anni, raggiunge un successo inaspettato. Baby Gang inizia a credere nelle sue capacità artistiche, grazie anche all’aiuto di don Claudio Burgio dell’associazione Kayros, e comincia una nuova fase della sua vita. Quello che rimarrà costante, nella sua scalata alle classifiche, sarà la sua scelta sociale e politica di cantare con fierezza delle proprie origini e delle difficoltà che ha vissuto. Ha all’attivo due ep, “EP1” (2021) e “EP2” (2022), e due album “Delinquente” (2021) e “Innocente” (2023) tutti e 4 certificati Oro. “Innocente” è uscito con la nuova etichetta da lui fondata No Parla Tanto Records / Warner Music Italy. 

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Renato Zero presenta ‘Autoritratto” e invita ‘bisogna scendere in piazza’

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AGI – “Bisogna scendere in piazza. Non restare fra quattro mura. Noi lo abbiamo fatto per cose più leggere in passato. Oggi, davanti a tutto quello che succede c’è una vera urgenza. E invece ce ne stiamo davanti alla tv che è una grande bugia. Quello che offre oggi la tv è vergognoso. Gli abbiamo dato troppa importanza togliendo tempo agli amici, all’affetto, ai figli, a chi amiamo. Ci manca il coraggio”. È un Renato Zero combattivo e determinato quello che si presenta in conferenza stampa a Milano per il lancio del suo nuovo album dal titolo “Autoritratto” annunciando panche alcuni live a partire dal prossimo anno.

“Le vittorie – spiega l’artista- si ottengono sempre sulla piazza mettendo la propria faccia. E proprio adesso la piazza dovrebbe ripopolarsi. Viviamo in un giro vizioso dove non siamo più attori, ma spettatori impotenti” 

Zero affronta il tema dei femminicidi: “Ancora non abbiamo imparato la lezione- dice Zero – è incredibile. La donna paga tutto quello che un uomo non è riuscito a realizzare nella vita. E alla donna tocca subire questa rabbia”. Per il cantante, “è inutile partecipare ai talk in tv, oltretutto pagati. Trovo odioso che la gente venga pagata per esprimere opinioni. Bisogna chiedersi: e se succedesse a me? Bisogna denunciare solo che a volte questo è un percorso lento e fra la denuncia e la salvezza della ragazza coinvolta passa troppo tempo. Serve la piazza per farsi sentire”.

Il tema diventa poi quello dei giovani e dei testi a volte violenti delle canzoni: “Se un padre si rivolge alla madre insultandola, dicendole ‘sei una z” i figli acquisiscono questa espressione e poi raggiungono un microfono. Ed ecco come viene fuori un atteggiamento non adatto a un 18enne”, spiega Zero sottolineando che comunque “non dobbiamo giudicare il ragazzo, dobbiamo andare presso le famiglie e la risposta la troveremo sicuramente in quella sorta di non educazione. Sono vittime di una gestione cattiva e perversa di certe normative che nascono nelle famiglie. Ci aspettiamo che questi ragazzi non abbiano bisogno di menare le mani, far volare bedtemmie, ma vivano la spiaggia, il mare, l’orizzonte, il futuro”.

 Per Zero, “i giovani di oggi sono insicuri, e allora quando è così tutto diventa più difficile. Io dico sempre che si è giovani una volta sola così come per l’essere vecchio. Ma se da giovane sei stato bene, lo sarai anche da vecchio. Ora, come si può pretendere che questi giovani vengano su bene? La politica è disattenta rispetto ai giovani. Fateci caso, non li menziona. Guardate la vicenda degli alloggi universitari. Seicento euro per un posto letto sono assurdità. I ragazzi dovrebbero semmai spendere questi soldi in viaggi culturali, utili al loro studio. E invece li spendono per un posto letto! è offensivo! So che comunque qualcosa si sta muovendo. Ma il tempo gioca un ruolo fondamentale”.

Zero ne ha anche per la troppa burocrazia: “è una bestia vera, blocca tutto. A Roma ci vuole il contabuche e l’ortopedico accanto”. Niente capodanno a Milano per mancanza di fondi? “Ma come – si chiede l’artista – con tutte le mostre e le fiere che fanno mah” La prima della Scala?” Che occorre fare per partecipare? Se facciamo una foto alla platea – dice ridendo- alla fine ci accorgiamo che sono sempre gli stessi. Come i cartonati. Alcuni si fanno anche beccare mentre ronfano”.

Capitolo Sanremo ed eventuale tifo per Loredana Bertè sua storica amica.”Faccio il tifo per tutti quelli che nel corso del tempo hanno dato e avuto vicinanza tangibile con me”.

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Prima del 5 dicembre: l’80° della Brigata Maiella

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AGI – Per arrivare a quella firma con una matita sotto un impegno d’onore c’era stato un accidentato percorso di coraggio, scetticismo, caparbietà, disprezzo e persino umiliazione. Il 5 dicembre 1943 nel castello di Casoli, in provincia di Chieti, quindici volontari si impegnarono a coadiuvare i soldati inglesi nelle operazioni militari contro i tedeschi nell’ambiente sconosciuto e ostile del massiccio della Maiella, in cambio dell’aiuto a evitare la distruzione dei paesi che sorgono nei pressi della Linea Gustav, nel mirino dei genieri della Wehrmacht che bloccano le vie comunicazione e ricorrono alla tattica della terra bruciata.

Gli inglesi avevano sistematicamente rifiutato le offerte avanzate da un avvocato di Torricella Peligna, Ettore Troilo, socialista, già segretario di Giacomo Matteotti, antifascista da sempre, e non avevano lesinato pesanti insulti, fino all’intercessione di un maggiore di Londra, di origini ebraiche: Lionel Wigram, destinato a cadere alla loro testa nella prima battaglia dell’unità italo-inglese, a Pizzoferrato nel febbraio 1944.

Per la prima volta venivano infatti armati e inquadrati i civili italiani, contrariamente alla regola mai più violata di disarmare le unità partigiane. Non avranno mai modo di pentirsi di questo credito di fiducia: quei 15 diventeranno 1.500 che combatteranno l’intera Campagna d’Italia, col più lungo ciclo operativo, unica formazione decorata di medaglia d’oro al valor militare. Conosciuta come Brigata Maiella e spesso inserita erroneamente o dolosamente tra le brigate partigiane, l’unità costituisce un unicum nella storia della Resistenza: i volontari che aprirono la loro esaltante epopea il 5 dicembre di 80 anni fa non facevano parte del Corpo volontari della libertà, non rispondevano a nessun partito perché esterni al Comitato di liberazione nazionale, non avevano commissario politico, non conducevano guerriglia autonoma ma solo attività bellica inserita nei piani strategici alleati e sotto loro comando, dipendevano dal punto di vista amministrativo dall’esercito italiano ma prendevano ordini solo dall’8ª Armata britannica (fino a giugno 1944 V Corpo d’armata inglese e fino alla fine della guerra II Corpo polacco del generale Władysław Anders), avevano tesserino militare da legittimi combattenti (209ª divisione di fanteria e poi 228ª) con uniforme inglese, mostrine tricolori al posto delle stellette regie  e scudetto col profilo della Maiella sul braccio.

Il comandante nominale era Ettore Troilo, quello tattico il suo vice l’ex tenente della Regia Aeronautica Domenico Troilo (i due non sono parenti e neppure si conoscevano prima), ma la responsabilità di comando è inglese e poi polacca. Sono tutti volontari, possono andarsene a casa in qualsiasi momento, ma non ci sarà mai nessuna diserzione e nessuna richiesta di congedo nella fila della Maiella che arriverà a riportare la libertà fino ad Asiago, in Veneto, dopo essere entrata per prima a Bologna il 21 aprile 1945. Gli inglesi pensavano che con la fine della guerra in Abruzzo, nel giugno 1944, i patrioti si sarebbero sciolti, e invece avevano chiesto di rimanere in servizio e di continuare a battersi per gli altri italiani sotto occupazione nazifascista.

Costituita come unità di fanteria da montagna, con armamento pesante e persino un’unità di commandos, la Maiella aveva sempre più richieste di arruolamento di quante ne potesse accettare. È apartitica ma non apolitica, poiché sono tutti repubblicani e hanno rifiutato l’inquadramento nel Regio esercito per non giurare fedeltà ai Savoia sostituendo le stellette col nastrino tricolore. Quasi sempre in prima linea e impegnata sul fronte adriatico, dove libera diversi centri, era stata citata più volte per valore sui bollettini di guerra britannici, come a Monte Mauro dove i volontari agli ordini di Domenico Troilo colsero quella che venne definita dagli inglese «la vittoria impossibile», tant’è che gli ufficiali tedeschi sconfitti e fatti prigionieri si congratularono cavallerescamente.

Non cantarono mai «Bella ciao», come di recente si è persino cercato di affermare pur di dare una dimensione partigiana che la celebre canzone non ha mai avuto, perché, come raccontavano i veterani, non c’era tempo per cantare e comunque la formazione aveva inno e motivi propri.

Alla fine della guerra conterà 55 caduti e 151 feriti (di cui 36 mutilati), 15 medaglie d’argento al valor militare, un encomio solenne sul campo, 45 medaglie di bronzo, 145 croci di guerra, e altre decorazioni sul campo da parte dei polacchi. La medaglia d’oro, promessa signorilmente da Umberto di Savoia luogotenente del Regno agli irriducibili repubblicani, e non consegnata nel 1945 durante la cerimonia ufficiale con la Maiella già schierata in quanto annullata all’ultimo momento per motivi mai ben chiariti, sarà concessa dalla nuova Italia con venti anni di ritardo perché all’epoca qualcuno si accorse che era la prima della guerra di liberazione e probabilmente apparve scabroso decorare la bandiera di una formazione irregolare. Poi si cercò persino di negare la verità, dimostrata da Ettore Troilo con un lungo e certosino lavoro di ricostruzione documentale.

La Brigata  Maiella, che peraltro solo sul tesserino inglese si chiamava così, è stata celebrata dal presidente Sergio Mattarella nella cerimonia ufficiale del 25 aprile 2018 che si è tenuta proprio a Casoli, dove tutto era cominciato nel 1943, a pochi chilometri dal Sacrario di Taranta Peligna che ricorda i patrioti caduti, sovrastato dalla montagna che diede il nome a una delle storie di uomini  più luminose della Resistenza.

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Cultura

Il dolore diventa sociale se ha un messaggio politico

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Ada D’Adamo è morta il 1° aprile 2023, poche settimane prima che il suo memoir, dedicato all’esperienza di crescere una figlia affetta da una malformazione congenita al cervello ed alla propria battaglia contro il cancro, mettesse in subbuglio migliaia di anime e coscienze.

“Come d’aria” ha fuso critica e pubblico in un plebiscito concretizzatosi  nelle vittorie dei premi Strega, Mondello, Super Mondello e Flaiano, in una menzione speciale al Campiello e nella non comune cifra di oltre 150.000 copie vendute. Un’onda che non accenna ancora a fermarsi, come testimonia la vittoria al The Bridge che certifica la sua pubblicazione negli USA, e ha sommerso d’affetto riflesso un uomo che vive il momento più difficile della propria vita, il marito della D’Adamo Alfredo Favi.

“Come d’aria” ha fuso critica e pubblico in un plebiscito concretizzatosi  nelle vittorie dei premi Strega, Mondello, Super Mondello e Flaiano, in una menzione speciale al Campiello e nella non comune cifra di oltre 150.000 copie vendute

Da un certo punto di vista decidere di contattarlo non è facile – si può avere la sensazione di violare una volta di troppo qualcosa di intimo.  Ma l’aggiudicazione di un riconoscimento che porterà il libro della D’Adamo oltre Oceano ha un significato che ormai non riguarda solo il singolo, ma la comunità.

In una recente intervista all’AGI Chiara Valerio ha detto che la memoria ha la forma di un libro: sembrano parole dedicate a “Come d’aria”.

Io conservo tanti altri ricordi, ma certo: la memoria di mia moglie è un libro. Che testimonia di come ha vissuto e si è posta verso il destino. Attraverso questo libro, anche ora, la sua presenza non smette di essere e tenere anche me in costante relazione con le idee che ha lasciato.

“Come d’aria”, grazie anche al Premio The Bridge, sarà tradotto in inglese: per quanto sia difficile, lei è forse l’unico che possa immaginare con un buon grado di approssimazione cosa ne avrebbe pensato sua moglie. 

Ada non immaginava nemmeno di entrare tra i primi 12 dello Strega, ne ha avuto notizia con sorpresa appena prima di lasciarci. Tutto ciò che è avvenuto intorno a “Come d’aria” da quel giorno l’avrebbe sbigottita. In effetti non sapeva nemmeno se pubblicare o meno il manoscritto: l’hanno convinta le sua amiche, soprattutto Elena Stancanelli che da anni la spingeva a scrivere, il suo analista e il sottoscritto. Erano “gli altri” a crederci.

Il privato che diventa pubblico è un tema del nostro tempo: cosa cambia quando a renderlo tale non è la tecnologia – attraverso l’esposizione social – ma la letteratura?

Dietro i social non vedo pensiero, i post si bruciano nell’attimo in cui viene pubblicata una foto, digitata una frase o apposto un like. Durano il soffio di un istante,  il tempo di diventare visibili, perché subito dopo succede altro. A risultare attraente, sui social,  è prima di tutto la semplice percezione di un’immagine. Un libro invece è un testo che fa immaginare. E quando diventa messaggio è perché non rappresenta semplicemente una vita, ma un pensiero sulla vita.

Altro tema forte: entro quali limiti raccontare il dolore assume una valenza sociale?

Il dolore diventa sociale quando il suo messaggio è politico. L’idea del libro di Ada è germinata dalla lettera scritta a Corrado Augias, e pubblicata su Repubblica nel 2008, in cui denunciava la mancanza di sostegno dello Stato verso le famiglie con figli disabili. C’era dignità in quelle parole, contenevano un segno fortissimo che riguardava tutte le donne. Quando la sofferenza va oltre il personale  può assumere valenza collettiva. E’ stato questo a colpire i media, i votanti dei premi ed anche tanti giovani, come gli studenti delle superiori che all’Università La Sapienza, nell’ambito di un Convegno del Telefono Rosa, hanno recentemente indicato “Come d’aria” loro libro d’elezione. Un attestato che ha colpito la mia sensibilità più di altri.

Negli ultimi mesi lei è suo malgrado entrato da protagonista nel mondo letterario italiano, e  non solo, come testimone: sta pensando di scrivere qualcosa della sua esperienza, una memoria della memoria?

No, perché non so farlo: il linguaggio che conosco e pratico per mestiere è quello della pubblicità. E’ vero, sono autore della copertina di “Come d’aria”  e forse potrei esprimermi usando i miei codici, ma in questa fase non ho nemmeno elaborato la perdita. Ci vorrà più tempo del normale, perché sono ancora troppo impegnato  a difendere il pensiero di mia moglie ed essere presente dove lei avrebbe dovuto essere. E soprattutto, voglio evitare che il mio sentire diventi metro di lettura del suo: si deve parlare solo dell’opera. Io proteggo un lascito.

The Bridge allarga i confini della scrittura di sua moglie: ha una dedica per questo premio?

Non rida, lo dedico al Gruppo T.N.T., come scherzosamente si è autodefinito il circolo di amici che si è stretto attorno al libro dopo la scomparsa di Ada. Sono le persone, di cui ora non voglio fare i nomi, che hanno sostenuto “Come d’aria”, lo hanno portato in teatro ed in giro per l’Italia e, insieme alla casa editrice Elliot, fatto sì che una cosa piccola guadagnasse una visibilità enorme. T.N.T. è il gruppo di Alan Ford, non a caso nel fumetto un grafico pubblicitario, ed è composto da ragazzacci che ne combinano di tutti colori.

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Cultura

A Francesca Giannone l’edizione 2023 del Premio “Amo Questo Libro”

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AGI – Francesca Giannone, con La portalettere (Nord, Narrativa Nord, 416 pp., 19 euro) è la vincitrice della sesta edizione del Premio “Amo Questo libro”. Il riconoscimento è assegnato dalle libraie e dai librai della catena Giunti al Punto (oltre 260 punti vendita nel Paese). Circa un migliaio i votanti. Al concorso hanno partecipato tutti i titoli usciti nell’ultimo anno, tra il novembre 2022 e l’ottobre 2023 in Italia.

È la storia di Anna, un’ostinata donna del Nord che si trasferisce in Salento, la terra di suo marito, e lotta per assecondare la sua natura e non rimanere vittima delle leggi non scritte che imprigionano le donne al Sud. Ci riuscirà anche grazie all’amore che la lega al marito, Carlo, e al lavoro da portalettere del paese, che le permetterà di diventare il filo invisibile che collega gli abitanti e le storie di un pezzetto di mondo evocativo, suggestivo.

La portalettere è la storia di una donna che ha voluto vivere la propria vita senza condizionamenti, ma è anche la storia della famiglia Greco e di Lizzanello, dagli anni ’30 fino agli anni ’50, passando per una guerra mondiale e per le istanze femministe. E poi di due fratelli, destinati ad amare la stessa donna. Il premio “Amo Questo Libro” è tra le principali iniziative di promozione alla lettura promosse dai librai Giunti al Punto.

“Tutti i giorni il nostro lavoro è quello di portare, con passione e dedizione, libri e letture ai diversi clienti che frequentano le nostre librerie. È la cifra di Giunti al Punto: unire editoria e libreria, è quello che amiamo fare più di ogni altra cosa. Quest’anno, più che mai, siamo lieti di conferire il premio a una storia bellissima di indipendenza e di libertà, appunto La portalettere di Francesca Giannone. Un titolo che è stato scelto con un consenso larghissimo, un esordio che ha scaldato i cuori della grande maggioranza delle nostre libraie e dei nostri librai come libro più amato dell’anno” dichiara Jacopo Gori, Direttore Generale di Giunti al Punto.

Lunedì 11 dicembre alle 18.30, ci sarà la presentazione del libro vincitore presso il Giunti Odeon, l’innovativo cinema-libreria appena inaugurato nel cuore storico di Firenze. Avendolo eletto libro dell’anno, le libraie e i librai Giunti al Punto si impegneranno a fare conoscere ulteriormente il titolo, dedicandogli spazi in vetrina e suggerendolo come il libro che non potrà mancare sotto l’albero di Natale.

Soddisfazione nelle parole dell’autrice Francesca Giannone: “Questo premio è un onore, e rappresenta il finale perfetto di un anno che, per me e La portalettere, è stato incredibile. Fin dall’uscita, a gennaio, i librai hanno accolto il mio romanzo con un affetto straordinario, e dopo tutti questi mesi continuano a prendersene cura con una gentilezza che mi scalda il cuore. Il successo de La portalettere deve tantissimo al lavoro delle librerie; mi sento grata a ogni singolo libraio per tutte le volte che l’ha consigliato, esposto, messo in vetrina, raccontato” conclude Giannone.

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Cultura

Milano ospita il Perugino a 500 anni dalla morte

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AGI – In occasione delle celebrazioni per il Cinquecentenario della morte di Pietro Vannucci, meglio conosciuto come Perugino, il Comune di Milano dedica al grande maestro il tradizionale appuntamento natalizio con l’arte a Palazzo Marino. Dal 5 dicembre al 14 gennaio 2024 sarà infatti esposta in Sala Alessi una delle opere capitali di Perugino, il Battesimo di Cristo, proveniente dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, già parte del polittico della chiesa di Sant’Agostino a Perugia, in un suggestivo percorso incentrato sulla complessa personalità del pittore e sulla tormentata storia della macchina d’altare.

Promosso dal Comune di Milano, patrocinato dal Comitato Perugino 1523 – 2023, il progetto espositivo è ideato da Palazzo Reale in collaborazione con le Gallerie d’Italia di Intesa Sanpaolo, l’Area Biblioteche e i Municipi. La collaborazione fra il capoluogo lombardo e la Galleria Nazionale dell’Umbria ha portato alla realizzazione di un altro grande progetto dedicato al Perugino: il restauro di un altro capolavoro dell’artista conservato dal museo umbro, il Gonfalone della Giustizia, che sarà presentato a Perugia durante il convegno internazionale di studi con il quale, il 13 e 14 dicembre, la Galleria chiuderà le celebrazioni peruginesche.

“Siamo molto onorati di ospitare a Palazzo Marino un capolavoro come il Battesimo di Cristo del Perugino, in un allestimento tanto suggestivo e innovativo come quello proposto in Sala Alessi – commenta il sindaco di Milano Giuseppe Sala – La mostra di Natale in Sala Alessi e le opere relative al tema dell’infanzia esposte nei municipi in occasione delle festività sono un appuntamento con l’arte imperdibile per i milanesi e per tanti turisti, un momento di riflessione e di incontro con la cultura che fa parte della tradizione meneghina, rinnovandosi di anno in anno”.

Lo scenografico progetto allestitivo, curato dagli architetti Franco Achilli e Luigi Ciuffreda, è stato pensato per essere totalmente ecosostenibile e completamente riciclabile, dalle costruzioni ai rivestimenti, ed evoca la sacralità dell’acqua, simbolo per eccellenza della vita, della rinascita e della purificazione. La mostra è curata da Marco Pierini, Veruska Picchiarelli e da Domenico Piraina, mentre l’organizzazione è affidata a Civita Mostre e Musei. Accompagna la mostra un catalogo edito da Skira Editore. Come ogni anno la mostra è ad ingresso libero tutti i giorni dal 5 dicembre al 14 gennaio 2024. I visitatori saranno ammessi in mostra in gruppi e accolti da storici dell’arte, coordinati da Civita, che faranno da guida nel percorso espositivo.

Invece, negli altri otto municipi della città, le biblioteche di zona ospiteranno dall’11 dicembre al 5 gennaio 2024 altrettanti importanti prestiti provenienti dalla Galleria d’Arte Moderna e dal Museo del Novecento di Milano, per contribuire alla conoscenza e valorizzazione del patrimonio cittadino nell’anno in cui ricorre un doppio anniversario riguardante lo sviluppo urbanistico e sociale di Milano: l’aggregazione del comune dei Corpi Santi (1873) e quella di altri 11 comuni limitrofi al centro cittadino (1923), che hanno reso grande Milano. La mostra diffusa permetterà di andare alla scoperta di questi quartieri della città che un tempo costituivano realtà autonome e oggi risultano perfettamente integrate nella metropoli.

Leit motiv che accomuna le opere della mostra diffusa è il tema dell’infanzia, un percorso tra opere dell’Ottocento e del Novecento con prestigiosi prestiti: La Vergine di Francesco Hayez, La Madonna col Bambino e San Giovannino di Bertel Thorvaldsen, le Due Figure di Carlo Carrà, Sacra Famiglia di Giovanni Carnovali, Amore Materno di Angelo Dall’Oca Bianca, Adorazione dei Magi di Adolfo Monticelli, Maternità di Gaetano Previati e Ritratto di bambina Achille Funi. Arte e bambini è un argomento che offre una gran varietà di esempi poiché l’infanzia ha sempre ispirato la creatività di pittori e scultori. I bambini nell’arte sono soggetti legati soprattutto alla rappresentazione affettiva, ad un mondo, pulito, innocente, puro e spontaneo che ce li fa amare e guardare con interesse, quasi a voler prendere spunto da questo universo e trasportarlo nel mondo degli adulti. 

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