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Nella cripta di Sant’Agnese in Agone torna a trionfare la luce 

AGI – Nuova luce su un gioiello storico e artistico nel centro di Piazza Navona a Roma: dopo aver attraversato quasi venti secoli di storia la Cripta di Sant’Agnese in Agone, recentemente restaurata, è stata protagonista di un nuovo progetto di illuminazione artistica e architettonica che, a ridosso del 21 gennaio, giorno in cui si celebra la Santa, restituisce alla Cripta la sua atmosfera intima originaria.

Donato da Webuild, multinazionale italiana nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria civile, il progetto d’illuminazione, ideato dalla società Fabertechnica sotto la guida della Soprintendenza Speciale di Roma, punta a valorizzare le caratteristiche spaziali, architettoniche e artistiche della cripta cimiteriale costruita in uno dei luoghi di culto più visitati di Roma, in Piazza Navona, nel posto in cui, secondo la tradizione cristiana, la giovane Agnese subì il martirio, durante le persecuzioni di Diocleziano.

L’iniziativa, ha permesso di restituire alla Cripta la sua atmosfera intima e suggestiva, rispettosa della storia del martirio della Santa grazie a un complesso gioco di luci e ombre.

La Chiesa di Sant’Agnese in Agone, imponente e ricca di storia, è incastonata tra le aule e i fornici dello Stadio di Domiziano (86 d.C), e sorge sul luogo in cui, secondo la tradizione, nel 305 d.C. Agnese, una bella tredicenne romana, subì il martirio durante le persecuzioni dello stesso imperatore. All’interno della Chiesa sovrastante, un capolavoro indiscutibile del Barocco romano ultimato da Francesco Borromini (tra il 1653 e il 1657)  per dono di san Pio X, è custodita la testa della martire, che aveva fatto voto di appartenere solamente a Cristo, suo sposo.

La tutela delle opere presenti è assicurata attraverso l‘impiego di Led, sorgenti prive di emissioni UV e a bassa emissione di calore, nel rispetto delle normative vigenti in materia di sicurezza per gli utenti e conservazione delle superfici affrescate.

La donazione, spiega una nota, rientra nell’agenda cultura del gruppo, un insieme di progetti culturali promossi e organizzati da Webuild, dopo l’iniziativa “Superbarocco” nell’ambito della quale Webuild, lo scorso anno, ha organizzato un concerto-evento proprio nella Chiesa a Piazza Navona.

Un’idea tumultuosa è quella celebrata nella Chiesa barocca di Sant’Agnese in Agone. La scopriamo in una nuova tappa del percorso con lo storico d’arte #ClaudioStrinati. Guarda il video: https://t.co/SX087N2Ss3#Webuild #Webuildgroup #agendacultura #Superbarocco #baroccoinscena pic.twitter.com/2Y77XonMWp

— Webuild (@Webuild_Group)
May 18, 2022

La chiesa di Sant’Agnese in Agone (perché sorge sopra la pianta di quello che anticamente era uno stadio per combattimenti e competizioni atletiche) è un prezioso scrigno dove storia del Cristianesimo e storia dell’arte si incrociano e creano un tesoro d’importanza architettonica, pittorica oltre che religiosa unico nel suo genere.

La cripta è peraltro l’unica parte superstite della costruzione originale, luogo di culto dei fedeli a partire dal VII secolo. Vi si accede dall’omonima cappella, attraverso la scala ai sotterranei, alla destra dell’Altare. Un ambiente che ha sempre subito gli effetti aggressivi dell’umidità di risalita, causata dall’idrografia del sottosuolo della città tanto che già nel 1653 il Borromini, subentrato nella direzione dei lavori, dovette finalizzare un primo risanamento degli ambienti compromessi dall’umidità.

Vittima di frequenti allagamenti, la cripta fu restaurata nuovamente nel 1885. Dopo molti altri interventi successivi ma non risolutori, nel 2017 è stato avviato con successo un nuovo progetto di restauro focalizzato anzitutto sul problema dell’umidità, priorità da affrontare prima di qualsiasi altro intervento di ripristino. Un risultato che è stato finalmente raggiunto nel 2020 grazie all’installazione di tecnologie avanzate di deumidificazione. 

La realizzazione del nuovo impianto d’illuminazione, dopo gli imponenti restauri terminati nel 2022, è l’ultima sfida vinta dal team di esperti per far brillare la cripta in tutto il suo originario splendore.

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Cultura

Il fantasma di Lenin spaventa anche Putin

AGI – A 100 anni dalla sua morte, il 21 gennaio 1924, il fantasma di Lenin continua ad aleggiare sulla Russia e spaventa persino Vladimir Putin. Ne è convinto Gian Piero Piretto, già docente di cultura russa alla Statale di Milano, che alla morte e alle esequie del padre della Rivoluzione d’Ottobre, ha dedicato uno dei primi capitoli del suo recente saggio “L’ultimo spettacolo” (Raffaello Cortina Editore), dedicato ai funerali sovietici che hanno fatto la Storia.

Putin già da diversi anni ha segnalato disagio nei confronti della figura di Vladimir Ilich Lenin e della stessa Rivoluzione del 1917″, ricorda Piretto, portando come ultimo esempio la parata del V-Day del 9 maggio scorso sulla Piazza Rossa, quando il mausoleo dove è esposta la salma imbalsamata di Lenin, è stato nascosto da un’impalcatura dipinta con i colori della bandiera russa e le date della guerra contro il nazismo. Putin “fa finta che lì sotto non ci sia niente, come se decenni di storia e iconografie non avessero lasciato nella memoria collettiva dei russi ben chiara l’immagine del mausoleo di Lenin!”.

 Concentrato sulla riabilitazione di Stalin, per proporre la Russia di oggi come erede diretta di chi sconfisse il nazismo in Europa, Putin guarda a Lenin non come uno statista ma come un rivoluzionario. Lo ha ammesso lo stesso leader del Cremlino, che gli imputa addirittura l’attuale crisi con l’Ucraina per il fatto di aver spartito in modo sbagliato i territori del vasto impero sovietico e aver concesso troppa libertà ai gruppi etnici.

Nonostante le critiche aperte e i tentativi di far scivolare nel dimenticatoio l’eredità di Lenin, Putin non ha mai osato toccare il “cadavere vivente” sulla Piazza Rossa, di cui la Chiesa ortodossa e il 57% dei russi – secondo i sondaggi – chiedono la sepoltura. “Il fantasma di Lenin esiste”, dichiara Piretto, “anche se il presidente russo fa di tutto per farlo dimenticare, nessuno ha il coraggio di prendersi la responsabilità di fronte al mondo, non solo ai russi, di rimuoverlo dal mausoleo”. A quel punto, fa notare, “bisognerebbe smantellare tutta la necropoli che si trova alle sue spalle, sotto le mura del Cremlino, dove è sepolto anche Stalin. È una responsabilità tale che fa paura anche al coraggiosissimo Putin”.

Con molteplici rimandi iconografici e bibliografici, frutto di un’approfondita ricerca, nel suo saggio Piretto punta l’attenzione sul senso di sconforto e spaesamento che colse tutto il Paese alla notizia della morte di Lenin e sull’immediata operazione fatta dagli ideologi del tempo di santificare il Vladimir Ilich. “L’Unione Sovietica era nata da un paio d’anni”, spiega Piretto, “era uno Stato ancora molto giovane e non poteva permettersi di perdere il suo padre fondatore. Lenin era, in realtà, già morto: una serie di ictus lo aveva relegato alla residenza di Gorki, nella periferia moscovita, ma idealmente continuava ancora a esistere. “Nel momento, in cui si sa della sua scomparsa il Paese crolla nella disperazione ed è immediata la reazione per costruire la sua immortalità”, prosegue, “Lenin corpo umano viene a mancare ma Ilich, il suo patronimico, diventa una specie di divinità che continua a vivere insieme alla sua causa”.

La morte di Stalin, che guidò l’Urss dal 1922 al 1953, ha invece visto il Paese attanagliato dalla commozione. “Nessuno credeva che Stalin potesse morire: Lenin era un essere umano divinizzato post mortem, ma con Stalin era come se fosse morto Dio. Da qui l’incredulità e la disperazione, dalle testimonianze del tempo emerge che nessuno riesce a trattenere le lacrime”.

 Di questi riti di massa che furono i funerali dei leader sovietici, la Russia di Putin rispolvera quello che Piretto definisce “il kitsch totalitario” nelle celebrazioni pubbliche del potere: in una sorta di “operetta”, conclude Piretto, “si ripescano quegli aspetti più oleografici e più presenti nella memoria collettiva, dai costumi alle canzoni, la musica e i balli, puntando su emozioni facili da condividere da cui ogni sottotesto traumatico di quell’epoca viene cancellato per far piazza pulita della problematicità e rimandare l’immagine di un bel mondo tipo Disneyland, in cui tutti sorridono e le parole d’ordine sono ottimismo e stabilità, gli slogan del putinismo”.

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In mostra i tesori nascosti dei musei civici fiorentini

AGI – Fontana, Guttuso, Carrà, De Pisis, Mafai, Cagli, Morandi. Sono solo alcuni dei ‘tesorì che il mondo ci invidia custoditi nei depositi dei musei civici fiorentini, che ora saranno fruibili al grande pubblico. Opere d’arte finora rimaste celate per mancanza di spazi adeguati per la loro fruizione. I depositi hanno trovato casa nel complesso di Santa Maria Novella e sono stati inaugurati dal sindaco Dario Nardella. Presenti anche il presidente della Regione Eugenio Giani, la vicesindaca e assessore alla cultura Alessia Bettini e l’assessora ai lavori pubblici Elisabetta Meucci

Il patrimonio artistico comunale annovera migliaia di beni mobili suddivisi in raccolte, in parte esposte nei diversi musei civici della città o conservate negli annessi depositi e in parte smembrate e ricoverate in sedi provvisorie, nell’attesa di un luogo nel quale potessero essere riunite e riordinate. Così è stato deciso di destinare parte degli ampi ambienti del complesso di Santa Maria Novella a un progetto originale che consentisse non solo di raccogliere grandi quantitativi di opere d’arte in condizioni ottimali di conservazione, ma anche di renderli fruibili per i cittadini. Tra gli artisti esposti ci sono Fontana, Guttuso, Carrà, De Pisis, Mafai, Cagli, Morandi.

“Non c’è niente di più spiacevole in Italia, paese con così alta concentrazione di opere d’arte, di avere così tante opere d’arte chiuse nei depositi senza che i cittadini possano ammirarle – ha dichiarato il sindaco -. Oggi a Firenze abbiamo raggiunto invece un obiettivo ambizioso: in questi spazi arriveremo a contenere ben 4500 opere dei nostri depositi che saranno godibili dai cittadini, dagli studiosi e dai turisti, una grande conquista di cultura e civiltà”.

“Questo progetto – ha continuato il sindaco – fa parte di un nuovo tassello della trasformazione del complesso di Santa Maria Novella: siamo al lavoro per l’apertura del museo dell’italiano Mundi, per la caffetteria, la riqualificazione del cortile interno, gli appartamenti di social housing e la nuova biblioteca, in un mix di funzioni culturali, sociali e civiche che è davvero un unicum in città”.

I nuovi depositi sono stati realizzati su progetto della Direzione Servizi Tecnici in collaborazione con la Direzione Cultura e Sport, nell’ambito della campagna di riqualificazione degli ambienti del complesso di Santa Maria Novella liberati nel 2016 dalla Scuola Marescialli e Brigadieri dei Carabinieri. I lavori sono costati circa due milioni di euro per la parte di ristrutturazione delle sale nell’ambito della trasformazione dell’intero complesso e quasi 40 mila euro per la parte di trasporto e allestimento, con previsione di spesa di ulteriori 200 mila euro per le prossime fasi di incremento delle opere esposte.

In questa prima fase sono già state sistemate circa 300 opere appartenenti alla raccolta Alberto Della Ragione e ad altri nuclei delle Collezioni del Novecento. A queste andranno progressivamente ad aggiungersi: la rimanente parte delle collezioni novecentesche, funzionali alle rotazioni espositive del vicino Museo Novecento, le sinopie del ciclo di affreschi del Chiostro Verde di Santa Maria Novella, alcune raccolte ottocentesche, tra le quali quella dell’ex Museo del Risorgimento e il legato di Icilio Cappellini comprendente dipinti dei Macchiaioli, le opere non esposte dell’ex Museo storico-topografico Firenze com’era e un’ampia rassegna di marmi, gessi e reperti lapidei di varia provenienza, per un totale stimato di circa 4.500 beni. 

I nuovi depositi sono ospitati in una parte dell’edificio che delimita il braccio occidentale del Chiostro Grande. In questi antichi ambienti si sono susseguite molteplici funzioni nel corso dei secoli: Appartamenti Papali, cantiere del cartone della Battaglia di Anghiari di Leonardo, dormitori del Monastero Nuovo, Educandato femminile della Santissima Annunziata e infine caserma della Scuola allievi sottufficiali dei Carabinieri. A lungo inaccessibili perchè inclusi nella caserma, grazie alla riqualificazione attuata dall’Amministrazione Comunale, oggi tornano a vivere come luogo di conservazione e di fruizione del patrimonio artistico.

Come è organizzata l’esposizione

I depositi occupano una superficie di 1100 metri quadrati, disposti su tre piani. Al piano terra gli ambienti consistono in una grande sala voltata di 290 metri quadrati che ospita la ‘Galleria delle sculture‘ allestita con pedane, basamenti, mensole e scaffalature per statue, busti, e materiali lapidei vari. Gli ambienti di deposito al primo piano hanno una superficie di 650 metri quadrati circa distribuiti in nove sale.

Nelle due sale più ampie sono state realizzate delle imponenti strutture metalliche autoportanti in parte già attrezzate con grandi pannelli grigliati a scorrimento, bifacciali, che garantiscono l’appendimento dei dipinti su entrambi i lati. Nelle altre sale sono state previste ulteriori attrezzature espositive e conservative, non solo griglie, ma anche cassettiere e scaffalature per collocare manufatti eterogenei. Completano gli ambienti di deposito ulteriori spazi destinati alle funzioni di ufficio e di laboratorio per interventi di manutenzione.

Gli ampi spazi, oltre a garantire ai nuovi depositi il corretto svolgimento della loro funzione ordinaria di giacimenti di opere, strumentali ai progetti di studio, conservazione e valorizzazione, permettono di renderli accessibili al pubblico tramite visite guidate su prenotazione. L

e visite, curate da MUS.E, daranno la possibilità di scoprire non solo le opere che vi sono conservate, ma anche il ‘dietro le quinte’ del funzionamento di un moderno deposito museale. Le prime visite guidate si terranno venerdì 26 gennaio alle ore 14, 15 e 16 e sabato 27 gennaio alle ore 10, 11 e 12 e saranno gratuite per il pubblico; a partire da febbraio, proseguiranno a pagamento ogni sabato.

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37 anni senza il suo ‘maestro’. Bagheria ricorda Guttuso

AGI – Trentasette anni fa moriva uno dei maestri dell’arte italiana del ‘900, Renato Guttuso, e Bagheria, la sua città natale oggi l’ha ricordato con le istituzioni – il vice sindaco e assessore alla Cultura Daniele Vella – deponendo una corona di fiori sulla sua tomba, l’arca funeraria realizzata a villa Cattolica, sede del museo Guttuso, dal maestro Giacomo Manzù.

37 anni fa moriva Renato Guttuso: l’amministrazione comunale di Bagheria depone una corona di fiori sulla sua tomba https://t.co/CgBrT7j48a

— Comune di Bagheria (@ComuneBagheria)
January 18, 2024

“Bagheria me la porto addosso”, aveva confidato a un giornalista de “Il Giorno” nell’ottobre 1959 benché si fosse trasferito nella Capitale una ventina di anni prima, per dedicarsi alla pittura ma anche alla passione politica e all’impegno nel sociale.

Tradusse quel legame speciale con la sua città natale innumerevoli volte nelle sue tele alternando struggenti paesaggi siciliani – le spiagge come il golfo di Palermo – con nature morte o con le raffigurazioni degli oggetti delle case umili della sua terra.

Alla morte Guttuso donò alla sua città, Bagheria, molte opere che sono state raccolte nel locale e omonimo museo a Villa Cattolica dove è appunto sepolto, dopo essere stato traslato dalla tomba di famiglia del cimitero comunale.

50° anniversario della nascita del museo Guttuso. Il comune di Bagheria ottiene un finanziamento dalla Regione. Si programmano eventi e manifestazionihttps://t.co/Q27OWfaTFE

— Museo Guttuso (@villacattolica)
August 2, 2023

Un ricordo doveroso“, ha sottolineato il vicesindaco durante la deposizione della corona spiegando come l’amministrazione abbia tenuto a organizzare una commemorazione per “ricordare un personaggio e un artista che ha una caratura nazionale e internazionale oltre che un legame viscerale con Bagheria”. Una data, ha aggiunto, che diventa ancora più importante nel quadro del calendario di iniziative per il cinquantesimo anniversario della nascita del Museo Guttuso.

La nascita del Museo risale al 1973, ed è collegata alla generosa donazione destinata da Renato Guttuso a Bagheria, composta da opere dello stesso Guttuso (ma anche di altri artisti) e documenti vari. La testimonianza concreta del profondo legame che il maestro ebbe fino ai suoi ultimi giorni con la propria città. 

Nell’ambito delle celebrazioni del cinquantesimo, con la riapertura del secondo piano del museo in veste nuova e riallestita, sono infatti previste una serie di iniziative – è stato annunciato – che renderanno ancora più attrattivo il museo di Bagheria.

 

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Emmy: flop di ascolti, i più bassi di sempre

AGI – Gli Emmy Awards, ritardati dallo sciopero, hanno registrato gli ascolti più bassi di sempre, secondo i dati preliminari di martedì, mentre continua la tendenza al ribasso del pubblico per l’evento di gala. L’ultima stagione di “Succession” ha dominato la serata costellata di star, che ha visto anche grandi vittorie per “The Bear” e “Beef“, in una cerimonia ben prodotta e costellata di nostalgia che celebra decenni di successi televisivi.
Ma anche con alcuni dei più grandi nomi del piccolo schermo presenti, solo 4,3 milioni di spettatori si sono sintonizzati, ha detto un portavoce dell’emittente FOX, in calo rispetto ai 5,9 milioni dell’ultima edizione del 2022.

Lo spettacolo di gala era stato posticipato dalla sua consueta data di settembre perchè Hollywood era in stasi a causa di uno sciopero combinato di sceneggiatori e attori.
Ma spostare la cerimonia a gennaio – proprio nel bel mezzo della stagione dei premi cinematografici – ha fatto considerare molti degli spettacoli televisivi in concorso come produzioni già passate.

Lunedì sera c’era anche la concomitanza della partita di playoff win-or-go-home nella popolarissima NFL del football americano, con milioni di fan che si sono sintonizzati per guardare i Tampa Bay Buccaneers battere i Philadelphia Eagles.

“Questa è stata la prima volta in assoluto che gli Emmy Awards sono andati in onda contro una partita di playoff della NFL, dato che la cerimonia è andata storicamente in onda ad agosto/settembre”, ha detto il portavoce della FOX, definendolo il programma di intrattenimento del lunedì sera più visto sulla rete negli ultimi 18 mesi. 
 

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“Ariston. La scatola magica” un viaggio dentro la storia del palco più famoso

AGI – Il teatro Ariston è il luogo più iconico dello spettacolo e della musica italiana. Un luogo quasi sacro, dove per sei decenni si sono esibiti i più grandi artisti, da Domenico Modugno ai Måneskin, da Dario Fo a Rudolf Nureyev, e dove dal 1977 si celebra l’evento più amato, più dibattuto il rito che ci fa sentire italiani, a cui tutti vogliono partecipare, anche soltanto per criticarlo: il Festival di Sanremo. In un libro , edito da Salani editore, “Ariston. La scatola magica” di Walter Verricchio, proprietario del teatro e Luca Ammirati capo della sala stampa dell’Ariston vengono raccontati la storia, i retroscena del palco più famoso d’Italia. 

Ma cosa c’è, all’origine di ogni grande impresa, se non il sogno, la visione, di una persona controcorrente? Negli anni Cinquanta, Sanremo è una delle tante città che faticano a risollevarsi dalle macerie della guerra. Aristide Vacchino, che ha il cinema nel sangue, progetta una struttura senza precedenti – un multisala capace di ospitare ogni genere di spettacolo – per restituire gioia e divertimento ai suoi concittadini. Ci mette dieci anni a completarne la costruzione, tra rallentamenti burocratici e ostilità della concorrenza, ma nel 1963 riesce finalmente a inaugurare il suo gioiello. È l’inizio della “scatola magica”, uno spazio di creatività che, stagione dopo stagione, continua a regalare emozioni e un senso di umana meraviglia.

L’autore Walter Vacchino con sua sorella Carla è il proprietario del cinema-teatro Ariston, che dal 1977 ospita il Festival di Sanremo e Albenga. Ha scritto e prodotto spettacoli teatrali, programmi tv, festival, e ha ricoperto numerose cariche nel settore pubblico, nel settore sportivo e nel settore dello spettacolo. Dal 1982 è Cavaliere della repubblica.

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Uno Chailly alla francese per inaugurare la stagione 2024 della Filarmonica della Scala

AGI – Inaugurata tra gli applausi la nuova stagione di concerti, la 42esima, della Filarmonica della Scala di Milano, che la sera del 15 gennaio ha fatto risuonare il Piermarini con un programma tutto francese, coraggioso e non semplice. In scaletta la potenza di Messiaen fino al più ‘amabile’ Ravel. Sul podio, il Direttore principale dell’orchestra Riccardo Chailly, al quale il pubblico ha reso omaggio con cinque minuti di applausi.

In teatro, una presenza costante della Scala, la senatrice a vita Liliana Segre. In platea anche Marcello Dell’Utri e Fedele Confalonieri. L’imponente brano di Olivier Messiaen, Et exspecto resurrectionem mortuorum per orchestra di soli fiati e percussioni, è un capolavoro assoluto del ‘900, scelto coraggiosamente da Chailly che lo ha eseguito per la prima volta con la Filarmonica.

Scritto nel 1964 per commemorare le vittime delle due guerre mondiali è un”opera grandiosa e solenne che anzichè soffermarsi sugli orrori e sulle sofferenze di un’umanità lacerata dall’odio sembra rivolta idealmente al messaggio di pace e speranza fondato sulla Resurrezione.

“In questo momento storico nel quale c’è solo l’incertezza del domani, penso – aveva spiegato il maestro – che sia un brano di altissimo valore spirituale. E’ una composizione nata per commemorare le vittime delle due guerre mondiali, e nel finale porta un atto di profonda speranza”. Un capolavoro “grandioso” per molti, ma di certo non per tutti.

Per la prima volta Chailly ha affrontato con la Filarmonica anche le due Suite da Daphnis et Chloè di Maurice Ravel e Une barque sur l’ocèan, uno dei tre Miroirs per pianoforte orchestrati dal compositore. Il cartellone della Filarmonica prevede inoltre una ricca tournèe di appuntamenti all’estero: già a partire da martedì 16 gennaio, l’orchestra diretta da Riccardo Chailly sarà ospite del LAC di Lugano per il primo di diciotto concerti che porteranno la Filarmonica in giro per l’Europa.

A Milano invece, il prossimo appuntamento molto atteso è per lunedì 29 gennaio quando tornerà alla Scala il maestro Daniel Barenboim, con un concerto tutto dedicato a Beethoven, in programma la Pastorale e la Settima sinfonia di Beethoven. Sabato 27 gennaio il Maestro argentino sarà anche protagonista anche della Prova Aperta straordinaria al Conservatorio in occasione del Giorno della Memoria, il cui ricavato sarà devoluto all’Associazione Figli della Shoah APS. 

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Emmy Awards, il trionfo di Succession

AGI – Lo strano destino degli Emmy: celebrare star che conquistano audience sempre più ampie, ma essere seguiti da un pubblico sempre più esiguo. La trasmissione della cerimonia di consegna dei premi alle migliori serie tv, i loro interpreti e i loro registi quest’anno è stata addirittura relegata in seconda serata e ha dovuto vedersela con gli speciali sull’appuntamento elettorale in Iowa e con una partita del playoff del campionato di football.

L’edizione 2023 degli Emmy è stata insolita anche a causa di altre ragioni: gli scioperi di sceneggiatori e attori hanno costretto a spostare la cerimonia dal consueto appuntamento di settembre a metà gennaio collocandola direttamente nel mezzo della stagione dei premi i Golden Globe la scorsa settimana e i Critics Choice Awards domenica sera. Share a parte, la serie trionfatrice della serata è ‘Succession‘ che si congeda definitivamente dal proprio pubblico portandosi a casa il bottino più ambito.

L’ultima stagione della serie HBO dedicata alle lotte intestine di una dinastia mediatica ha vinto per la terza volta il premio come miglior dramma. “Succession” ha vinto quasi tutti i principali premi per la recitazione drammatica, con Kieran Culkin, Sarah Snook e Matthew Macfadyen che hanno vinto per le loro performance della scorsa stagione. Jesse Armstrong, il creatore dello show, ha vinto il suo quarto Emmy per la migliore sceneggiatura drammatica, uno per ogni stagione di “Succession”.

Sono poche le serie tv che, come “Succession” possono vantarsi di aver lasciato il pubblico con i fuochi d’artificio e sono tutte entrate nella storia della tv: “I Soprano”, “Breaking Bad” e “Il Trono di Spade“. Al suo debutto “The Bear”, la serie FX e Hulu che racconta lo stravagante staff di un ristorante di Chicago, ha ottenuto i migliori riconoscimenti comici battendo “Ted Lasso”, la serie di Apple TV che aveva vinto il premio come miglior commedia due anni di seguito, e che dovrebbe essere giunta alla sua ultima stagione.

Jeremy Allen White, che interpreta il nervoso chef protagonista di “The Bear”, ha vinto il suo primo Emmy come miglior attore in una commedia. Quinta Brunson, la creatrice della sitcom della ABC “Abbott Elementary”, ha vinto come migliore attrice in una commedia, diventando la prima donna nera a ottenere il premio da quando Isabel Sanford lo vinse nel 1981 per “The Jeffersons”. Tra gli altri debutti importanti premiati ci sono “Beef” di Netflix, Lee Sung Jin per la scrittura e la regia; e Steven Yeun e Ali Wong per la recitazione.

Pallottoliere alla mano, le serie che hanno ottenuto più premi sono “Succession” e “The Bear” con sei Emmy ciascuno e “Beef” ne con cinque. “The Daily Show” ha vinto come miglior talk show, anche se il conduttore premiato, Trevor Noah, ha lasciato il programma di Comedy Central più di un anno fa. “Succession”, “The Bear” e “Beef” erano gia’ stati incoronati ai Golden Globe la scorsa settimana e ai Critics Choice Awards domenica sera. 

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