Crema solare sì, perché la pelle va sempre protetta da scottature e tumori, oppure no perché i filtri chimici fanno male e ci privano di preziosa vitamina D? Ormai da diversi anni, con l’avvicinarsi dell’estate, rispuntano sui social voci secondo cui le creme solari sarebbero da evitare, perché priverebbero l’organismo dei benefici del sole e lo esporrebbero a rischi cancerogeni. Per cercare di mettere ordine vediamo cosa dice l’analisi di Dottoremaeveroche.it, il portale contro le fake news della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici) realizzata qualche tempo fa sulla questione.
Il focus ricorda come, secondo gli influencer “anti-crema”, quello che mette in guardia dai rischi del sole sarebbe un complotto per alimentare i profitti dell’industria cosmetica. Analizziamo allora i presunti rischi alla luce delle evidenze della scienza e dei suggerimenti degli specialisti. “La crema solare è fondamentale, ma non è una licenza di arrostirsi al sole. La maggior parte delle persone non ne applica una quantità sufficiente o rimane esposta ai raggi Uv per ore dopo la prima applicazione”, ha ammonito Paolo Ascierto, ordinario di Oncologia alla Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma.
Vitamina D e crema solare
Se il contenuto di vitamina D assunto con l’alimentazione può essere insufficiente, per beneficiare di quella prodotta dalla nostra pelle basta la minima esposizione al sole che si ha nella vita quotidiana, semplicemente recandosi ogni giorno a scuola o al lavoro. “Non esiste invece alcuna prova che l’uso dei filtri solari riduca i livelli di vitamina D nel sangue”.
I pericoli dei filtri chimici
Alcuni non diffidano dei solari in toto, ma raccomandano di privilegiare quelli con “filtri fisici” o “minerali”, rispetto a quelli con “filtri chimici”: i primi, a base di sostanze altrettanto “chimiche”, come l’ossido di zinco, costituiscono una barriera al passaggio dei raggi UVA e UVB, mentre quelli definiti “filtri chimici” si basano su sostanze che li assorbono, soprattutto avobenzone, ossibenzone e octinossato.
Lo studio sulla crema solare
Nel mirino uno studio clinico randomizzato del 2020 condotto dalla Food and Drug Administration statunitense: sei principi attivi (avobenzone, ossibenzone, octocrylene, omosalato, octisalato e ottinoxato) presenti in diverse creme solari chimiche venivano assorbiti sistemicamente dall’organismo.
Dopo aver sperimentato diversi prodotti in varie formulazioni (latte, spray, crema ecc.) sulla pelle di una cinquantina di volontari, gli autori hanno dimostrato che le sei sostanze sono assorbite nel circolo sanguigno e in tre settimane di applicazione possono superare i livelli di concentrazione dimostrati come sicuri dall’agenzia. “Attenzione, però. Oltre questa soglia non abbiamo prove di tossicità, ma solo la necessità di ulteriori sperimentazioni. Questa conclusione, infatti, come raccomandano gli stessi scienziati, non significa che le persone dovrebbero smettere di usare i filtri solari”. Insomma, l’abbronzatura selvaggia rappresenta un rischio certo, mentre i possibili effetti negativi della crema solare sarebbero tutti da verificare (e finora non ci sono dati ulteriori).
Proprio l’aumento nel numero dei casi di tumori della pelle spinge da anni i medici a insistere : mentre un tempo si consigliava la crema solare solo durante le vacanze al mare o in montagna, oggi gli esperti suggeriscono di applicare la protezione tutto l’anno. In ogni caso la Fda “ha chiesto ulteriori accertamenti alle aziende, senza però smettere di raccomandare l’uso dei filtri ai cittadini”, sottolineano i dottori anti-bufale.
Insomma, “sulla necessità di proteggersi dai raggi ultravioletti a livello scientifico c’è pieno consenso”. Per maggiore prudenza nei confronti degli organismi in crescita, l’American Academy of Pediatrics mette in guardia dall’utilizzo dell’ossibenzone nei prodotti per i bambini, optando per i filtri fisici e soprattutto per l’uso di indumenti protettivi. Fino a sei mesi di vita, poi, tutti sconsigliano di esporre i bambini direttamente al sole: solo se non c’è modo di proteggerli è meglio applicare la crema sulle parti scoperte.
Quanta crema solare mettere
E qui veniamo alle quantità: come regolarci? Antonino Di Pietro, dermatologo nonché presidente fondatore di Isplad, ha suggerito a LaPresse la regola delle due dita: “Prendiamo la crema e mettiamola su indice e medio per tutta la lunghezza delle dita, dall’inizio fino alla punta”, ha spiegato Di Pietro. “Questo è il quantitativo giusto per viso e collo. È importante mettere sempre la protezione, magari mezz’ora prima di andare in spiaggia, in modo da arrivare ben preparati. Ricordiamo poi che la crema protegge ma non è una tuta d’amianto: l’applicazione va ripetuta periodicamente e sempre dopo il bagno”.
Questo articolo Crema solare e rischi per la pelle, che cosa c’è di vero proviene da LaPresse





